Un nastro di sangue sull’asfalto, dalla discesa al porticciolo di Ognina fino alla soglia di una pasticceria, ha segnato l’epilogo crudele della vita di Santo Re, trent’anni appena, e l’inizio di un incubo per la città di Catania. Era la sera di venerdì quando il giovane, che aveva da poco smesso i panni del lavoratore presso la pasticceria “Quaranta” – l’azienda dove, come racconta chi gli era vicino, tutta la sua famiglia lavorava da una vita – è crollato nel disperato, ultimo tentativo di aggrapparsi alla vita. La sua mano è rimasta impressa sul vetro della porta che non è riuscito ad aprire in tempo, prima che un’agonia breve si concludesse poco dopo tra le mura dell’ospedale Cannizzaro, lasciando un vuoto incolmabile.
Santo, residente a Mascalucia, era, nelle parole commosse affidate ai social, “un ragazzone alto e buono come il pane”, serio e rispettoso, tanto da recarsi al lavoro anche quel maledetto venerdì, nonostante un fastidioso mal di denti. Aveva appena finito il turno, felice all’idea di tornare dalla moglie e dalla loro bambina di soli quattro mesi. Ma vicino alla sua auto ha incrociato il suo destino: un uomo di 37 anni, originario dello Zimbabwe, privo di permesso di soggiorno, figura nota nella zona del lungomare. Tragicamente, come emerge dalla stessa testimonianza, era “QUEL parcheggiatore abusivo a cui Santo aveva regalato i vestiti e tante volte da mangiare”. Un individuo, quest’ultimo, già conosciuto dalle autorità per precedenti atti di violenza, tra cui un’aggressione a due agenti della polizia municipale nel 2019, e descritto come “pluripregiudicato”.
La furia omicida si sarebbe scatenata “senza un apparente motivo”, secondo il post. L’aggressore avrebbe estratto un coltello, colpendo Santo ripetutamente alle braccia e all’addome. “Santo è un buono, non riesce nemmeno a reagire… cerca solo di difendersi”, racconta la testimonianza, dipingendo il giovane che, con le forze residue, riesce ad attraversare la strada per tornare verso la pasticceria, verso la sorella e gli altri familiari che lavoravano lì. L’aggressore si è dato alla fuga, ma la sua corsa è stata interrotta poco dopo dagli agenti delle Volanti, che lo hanno bloccato e arrestato in flagranza con la terribile accusa di omicidio aggravato.
Ora, mentre la Procura ha disposto l’esame autoptico sul corpo martoriato del trentenne, gli investigatori della Squadra Mobile, coordinati dal procuratore aggiunto Fabio Scavone, lavorano senza sosta. Si passano al setaccio le immagini delle telecamere di sorveglianza, si raccolgono testimonianze ufficiali per ricomporre il puzzle di una tragedia che ha scosso Catania nel profondo.
La reazione istituzionale della città è stata unanime nel dolore e nella condanna. Il sindaco Trantino, parlando di “fatto gravissimo”, ha annunciato la sospensione del “Lungomare Fest”. “A Santo Re e alla sua famiglia va il pensiero e il cordoglio dell’intera comunità catanese,” ha dichiarato, sottolineando la necessità di “trovare la forza di rialzarsi”. Ferma condanna anche dal presidente del consiglio comunale, Sebastiano Anastasi.
Ma oltre alle dichiarazioni ufficiali, è l’onda emotiva dei social a restituire la dimensione più cruda del dramma. Le testimonianze raccontano di soccorsi che “non arrivano tempestivamente” e descrivono gli ultimi istanti di Santo: “Gli ultimi secondi di vita Santo li ha passati con noi a cercare di restare vivo!”. Lo sfogo prosegue con parole cariche di rabbia: “Santo non è morto solo per mano di un assassino, Santo è stato assassinato da un sistema giudiziario viziato dalla burocrazia… Santo è morto di negligenza da parte dello stato!!”. Un grido di dolore che denuncia come “un pluripregiudicato qualsiasi” sia stato “lasciato libero di infrangere la legge quotidianamente”, culminando in un appello disperato alla giustizia.
Ognina, solitamente viva e pulsante, oggi è avvolta da un silenzio carico di sgomento. Piange un suo figlio strappato via troppo presto, un “ragazzo onesto, buono e lavoratore”, mentre la città intera, scossa dall’eco di questa testimonianza, si interroga non solo sulla brutalità di un singolo atto, ma anche sulle presunte falle di un sistema che, secondo chi piange Santo, non è riuscito a proteggerlo.



