Operai senza contratto, che per lo Stato non esistono. Cantieri con accessi pericolosi e vie di fuga impraticabili. Fosse di sedimentazione senza protezioni. È un quadro di illegalità diffusa e di grave rischio per la sicurezza quello che emerge da una recente operazione di vigilanza nel Palermitano, condotta dagli ispettori del lavoro del Contingente INL Sicilia. I controlli, mirati, hanno scoperchiato un mondo di irregolarità tra Bagheria e Termini Imerese, portando a un provvedimento di sospensione e a sanzioni per oltre 17.000 euro.
Il caso più eclatante è stato riscontrato a Bagheria, in un cantiere edile allestito per i lavori di manutenzione straordinaria di un edificio. All’arrivo degli ispettori, la realtà è apparsa subito drammatica: dei quattro lavoratori presenti, ben due erano “fantasmi”, impiegati completamente in nero, senza alcun contratto, tutela o assicurazione. Una violazione talmente grave (il 50% della forza lavoro era irregolare) da far scattare l’immediata sospensione dell’attività del cantiere.
Ma l’assenza di contratti era solo la punta dell’iceberg. Le ispezioni hanno rivelato una profonda incuria per le più elementari norme di sicurezza. L’accesso al cantiere è stato giudicato non idoneo e, soprattutto, i lavoratori non erano mai stati sottoposti alle visite mediche obbligatorie né avevano ricevuto la formazione necessaria per operare in sicurezza. Un mix di illegalità che ha portato a sanzioni per oltre 10.000 euro.
Non meno preoccupante la situazione riscontrata a Termini Imerese, all’interno di un’azienda manifatturiera. Qui, gli ispettori hanno trovato un ambiente di lavoro disseminato di trappole: il piazzale esterno presentava buche e parti sconnesse, la segnaletica orizzontale era assente e le vie di emergenza risultavano di difficile utilizzo. La violazione più allarmante è stata la scoperta di una fossa per la sedimentazione dei fanghi completamente priva di parapetti, un rischio gravissimo per chiunque si trovasse a passare nelle vicinanze. Al titolare sono state comminate multe per oltre 7.000 euro.
Questi interventi non sono solo azioni repressive, ma un presidio fondamentale a tutela della dignità e della vita dei lavoratori. Un monito costante a non abbassare mai la guardia sulla legalità e sulla sicurezza, due pilastri inscindibili di un’economia sana.



