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Reading: Guidava la cosca dal carcere grazie alla sorella vicesindaca
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Meridio Post > Blog > Fatti > Guidava la cosca dal carcere grazie alla sorella vicesindaca
Fatti

Guidava la cosca dal carcere grazie alla sorella vicesindaca

Redazione
Last updated: Maggio 18, 2022 7:43 am
Redazione - Redazione
Published Maggio 18, 2022
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Il capo della cellula mafiosa dell’Alcantara gestiva gli affari dal carcere grazie alla sorella vicesindaca del comune di Moio Alcantara. Uno dei principali indagati, anche da detenuto, ordinava di prendere contatti con le ditte appaltatrici di lavori assegnati dai due enti locali di Moio e Malvagna. Garantiva sostegno ai candidati elettorali in occasione del rinnovo dei rispettivi consigli comunali. Le disposizioni che uscivano dal carcere venivano eseguite sia dalla sorella che dal padre. Entrambi oggi destinatari di custodia cautelare in carcere. Per il Gip “documentano uno spaccato assolutamente significativo del nuovo modo di “fare mafia”.  Un gruppo che, per il suo modus operandi, rappresenta l’evoluzione del modello tradizionale di associazione mafiosa. Sfrutta la fama criminale, ormai consolidata, e che non abbisogna di manifestazioni esteriori di violenza, per intessere relazioni con la politica, le istituzioni, le attività economiche, al fine di imporre il proprio silente condizionamento”.

Contents
la struttura criminale nei peloritaniIl sistema corruttivo la gestione della vicesindacaLa corruzioneLe indagini

Le indagini della Guardia di Finanza hanno riguardato l’infiltrazione mafiosa ed il condizionamento delle amministrazioni comunali dei Comuni di Moio Alcantara e Malvagna. Entrambi centri della fascia ionica della provincia peloritana, ad opera di Cosa Nostra siciliana.

In particolare, le complesse investigazioni, svolte su delega della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Messina dagli specialisti del Gruppo di Investigazione sulla Criminalità Organizzata delle Fiamme Gialle di Messina, hanno consentito di far luce sull’operatività criminale di una cellula decisionale e operativa mafiosa. Gruppo del tutto autonomo rispetto alle articolazioni di Cosa Nostra catanese che, in passato, gestivano gli affari mafiosi anche nel territorio della valle dell’Alcantara.

Tale struttura criminale è risultata in grado di ingerirsi, condizionandole, nelle dinamiche elettorali – politiche dei due comuni. Oltre che nella relativa gestione dell’attività amministrativa, attraverso l’infiltrazione di soggetti alla stessa struttura criminale direttamente e/o indirettamente riconducibili.

la struttura criminale nei peloritani

In altre parole, non il classico gruppo criminale che fa della violenza la cifra del suo modo di agire. Bensì qualcosa di diverso, di molto meno visibile ma non per questo meno pericoloso. Comunque forte di una ormai riconosciuta forza criminale: una “cellula criminale autonoma che si avvaleva della legittimazione mafiosa derivante dalla contiguità al famigerato clan dei Cintorino. La cui fama criminale, anche per la efferata violenza di numerosi omicidi commessi alla fine degli anni ’90, è ancora viva. Senza alcuna necessità di ulteriori e specifici atti di violenza e minaccia, si impone all’interno del tessuto sociale delle due piccole realtà comunali”.

Le indagini, secondo le valutazioni del Giudice, documentano uno spaccato assolutamente significativo del nuovo modo di “fare mafia”.  “Un gruppo che, per il suo modus operandi, rappresenta l’evoluzione del modello tradizionale di associazione mafiosa che sfrutta la fama criminale ormai consolidata e che non abbisogna di manifestazioni esteriori di violenza, per intessere relazioni con la politica, le istituzioni, le attività economiche, al fine di imporre il proprio silente condizionamento”.

Uno dei principali indagati, anche da detenuto, disponeva affinché i suoi sodali prendessero contatti con le ditte appaltatrici di lavori assegnati dai due enti locali di Moio e Malvagna. Anche garantendo sostegno ai candidati elettorali in occasione del rinnovo dei rispettivi consigli comunali, ottenendo che la sorella facesse la vicesindaca di Moio.

Il sistema corruttivo la gestione della vicesindaca

Concretamente, le disposizioni da lui dettate venivano tradotte in azione operativa dal padre e, soprattutto, dalla sorella. Quest’ultima Vicesindaca in carica del Comune di Moio Alcantara, entrambi oggi destinatari della custodia cautelare in carcere.

In tal senso, il gruppo indagato faceva pervenire al Sindaco di Moio inequivoche sollecitazioni. Cui peraltro aderiva, affinché interessasse gli amministratori comunali di altre distinti enti locali a bloccare, o sbloccare, indebitamente, procedure esecutive. Tutto a vantaggio della famiglia. Comportamenti ritenuti sintomatici di una “patente subordinazione del sindaco” alle decisioni del clan che venivano eseguite attraverso la sorella vicesindaca.

Dello stesso tenore, peraltro, la disponibilità offerta alla cellula indagata dal già Assessore ai lavori pubblici del Comune di Malvagna. Il quale, nell’interesse della medesima struttura criminale, si adoperava per l’assegnazione di appalti di lavori a ditte vicine. Anche mediante il compimento di reati di corruzione e altri reati contro la pubblica amministrazione.

La corruzione

La corruzione, secondo ipotesi d’indagine è risultata il collante dell’operatività generale del contesto oggetto d’indagine; più in particolare:

– il Sindaco di Moio, oggi destinatario della misura della custodia cautelare in carcere insieme alla vicesindaca, e al responsabile dell’Area Servizi Territoriali e Ambiente del Comune di Moio, oggi in quiescenza, accettavano utilità consistenti in somme di denaro o relative promesse; il medesimo Sindaco, inoltre, favoriva vendite di materiale edile da parte di una società in cui vantava cointeressenze, per compiere specifici atti contrari ai doveri d’ufficio, così turbando la procedura di gara relativa al recupero del tessuto urbano locale, a favore di un imprenditore di Santa Teresa Riva (ME), oggi posto ai domiciliari;

– analogamente, il già Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Malvagna (sino all’ottobre 2020), oggi associato in carcere, abusando della sua qualità e dei suoi poteri, induceva il rappresentante di una ditta edile di Barcellona Pozzo di Gotto (ME), aggiudicataria di lavori pubblici a Malvagna, a rifornirsi di materiale edile da una ditta di Randazzo (CT), il tutto con lo scopo di agevolare l’associazione mafiosa oggetto d’indagine. Per tale interessamento, peraltro, il titolare della ditta edile catanese – parimenti destinatario di custodia cautelare in carcere – corrispondeva all’amministratore pubblico una dazione corruttiva.

Le indagini

Le indagini dei Finanzieri di Messina, oltre a basarsi su attività tipiche di polizia giudiziaria, quali intercettazioni, rilevamenti, pedinamenti, perquisizioni e sequestri, si sono altresì avvalse del contributo fornito da un importante collaboratore di giustizia che, a valle del suo arresto nella nota operazione “Isola Bella”, che ha documentato interessi mafiosi nel settore turistico, chiariva ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Messina le dinamiche criminali insistenti nella fascia ionica della provincia peloritana.

Per quanto di odierno interesse, le indagini hanno chiarito quali fossero le modalità di ingerenza nella gestione degli appalti pubblici locali in affidamento diretto, ovvero come il tutto avvenisse attraverso l’imposizione di ditte gradite, per il tramite di amministratori locali compiacenti che, a loro volta, quando non direttamente destinatari di provviste corruttive, ottenevano in cambio sostegno elettorale, così come illustravano le modalità di drenare provviste finanziarie attraverso il sistema delle sovrafatturazioni nei lavori pubblici.

Redazione – Messina Post

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