Due magistrati, due servitori dello Stato, due uomini uniti da un tragico destino e da un coraggio incrollabile. Nel giorno del 42° anniversario della strage di via Pipitone Federico, in cui perse la vita Rocco Chinnici, la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo ha scelto di onorare la sua memoria e quella del collega Mario Amato, intitolando loro due sale della sua sede di Roma. Un gesto di grande valore simbolico per unire nel ricordo la lotta alla mafia e quella al terrorismo.
La solenne cerimonia, promossa dal Procuratore nazionale Giovanni Melillo, ha visto la partecipazione dei massimi vertici istituzionali, della magistratura e delle forze dell’ordine, a testimonianza dell’importanza di un’eredità che continua a essere un faro per la Repubblica. Tra i presenti, i sottosegretari Mantovano e Delmastro Delle Vedove, la presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo e i comandanti generali di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza.
L’iniziativa ha voluto legare due figure esemplari. Rocco Chinnici, l’ideatore del Pool antimafia, l’uomo che per primo capì la necessità di un approccio investigativo unitario per colpire i patrimoni di Cosa Nostra, fu assassinato da un’autobomba il 29 luglio 1983 a Palermo. Mario Amato, magistrato che indagava con tenacia sull’eversione nera, fu ucciso a Roma dai terroristi dei NAR il 23 giugno 1980. Due nemici diversi, la stessa dedizione alla giustizia pagata con la vita.
Particolarmente toccante l’intervento di Caterina Chinnici, europarlamentare e figlia del magistrato ucciso. “Ricordare insieme due uomini come Mario Amato e Rocco Chinnici rafforza la nostra responsabilità nel custodire la memoria”, ha dichiarato. “Mio padre è stato un esempio di integrità e coraggio: ha sfidato Cosa Nostra con determinazione, ideando il Pool e portando il suo messaggio di legalità anche nelle scuole. La sua eredità è un patrimonio collettivo che continua a guidare il mio impegno”.
L’intitolazione delle due sale nel cuore pulsante dell’antimafia italiana non è solo un atto commemorativo. È un monito quotidiano per chi oggi continua quella battaglia, un promemoria inciso sulle mura del dovere, del sacrificio e della determinazione necessari per difendere lo Stato di diritto da ogni forma di criminalità.



