Una nuova, incisiva offensiva dello Stato nel cuore di Cosa Nostra palermitana. I Carabinieri del Comando Provinciale di Palermo hanno eseguito, nel corso della notte, una serie di provvedimenti cautelari emessi dall’Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. L’operazione, che si inserisce nel solco delle indagini denominate “Grande Inverno”, ha colpito 29 persone, di cui 13 già detenute per altra causa, ritenute responsabili, a vario titolo, di una lunga teoria di reati, tutti aggravati dal metodo e dalle modalità mafiose. Nel mirino è finito il mandamento di Palermo Porta Nuova, storicamente uno dei più radicati e pericolosi della città.
Le indagini, condotte dal Nucleo Investigativo di Palermo tra il 2023 e il 2025 sotto la direzione della DDA, hanno delineato un quadro aggiornato e preoccupante della vitalità di questa articolazione di Cosa Nostra. Un’associazione criminale che, pur rimanendo strenuamente legata alle regole dei “padri fondatori” e ai suoi antichi riti, dimostra una camaleontica capacità di adattamento, utilizzando anche moderni mezzi di comunicazione per tentare di eludere la pressione investigativa.
Di seguito i nomi dei destinatari dei provvedimenti di custodia cautelare in carcere: Giuseppe Auteri, Giuseppe Campisi, Antonino Cangelosi, Stefano Comandè, Cristian D’India, Bilel El Ghana, Cherki El Ghana, Angelo Fernandez, Armando Lo Presti, Calogero Lo Presti, Tommaso Lo Presti, Filippo Maniscalco, Leonardo Marino, Vincenzo Selvaggio, Bernardo Valenti, Francesco Zappulla.
Questi invece i soggetti destinatari della misura dell’obbligo di dimora e presentazione alla Polizia Giudiziaria: Alessandro Adamo, Antonino Composto, Giuseppe Corradengo, Benedetto Di Cara, Umberto Di Cara, Gioacchino Di Maggio, Livia Lo Monte, Agata Lo Presti, Giovanni Lo Presti, Giovambattista Marino, Agata Ruvolo, Daiana Verdone, Vanessa Verdone.
Le accuse mosse spaziano dall’associazione per delinquere di tipo mafioso all’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, passando per estorsioni, esercizio abusivo del gioco d’azzardo, reati contro la persona, contro il patrimonio e in materia di armi. Le investigazioni hanno confermato come il mandamento di Porta Nuova continui a esercitare un controllo asfissiante sul proprio territorio, incidendo pesantemente sul tessuto economico attraverso le tradizionali attività illecite. Tra queste, spiccano l’imposizione della “protezione mafiosa” – il pizzo – agli operatori economici e la gestione capillare delle più remunerative piazze di spaccio.
Proprio il traffico di sostanze stupefacenti, prevalentemente cocaina e droghe sintetiche, e il gioco clandestino online rappresentano le principali fonti di ingenti guadagni per l’organizzazione. Questi proventi non solo arricchiscono i vertici, ma servono anche a sostenere gli affiliati, le famiglie dei detenuti e a finanziare ulteriori attività illecite. Il controllo delle piazze di spaccio è ferreo: i pusher devono sottostare ai canali di approvvigionamento imposti dal mandamento o pagare una “tassa”, e ogni sgarro viene punito con violente ritorsioni. Analogamente, il gioco digitale illegale, attraverso l’imposizione dei “pannelli di gioco”, garantisce flussi costanti di denaro nelle casse del clan.
L’operazione “Grande Inverno” ha inoltre ribadito l’allarmante disponibilità di armi da fuoco da parte della consorteria, non limitandosi al solo possesso ma documentando anche episodi di cessione e vendita. Emerge altresì come Cosa Nostra non disdegni l’uso della forza bruta per la risoluzione dei conflitti interni o esterni, con numerosi pestaggi violenti registrati e documentati dagli inquirenti. Questo intervento repressivo testimonia la continua e determinata azione dello Stato contro un nemico che, pur radicato e capace di evolversi, non può e non deve avere tregua.



