Per non dimenticare
Il Parlamento italiano nel 2004 ha riconosciuto ufficialmente che il 10 febbraio di ogni anno sia il “Giorno del Ricordo” per mantenere desta la memoria dei massacri delle foibe (fenditure carsiche dove gettarono i cadaveri) e dell’esodo giuliano-dalmata tra il 1943 e il 1945.
Per molti anni era stato dimenticato il dolore di molte famiglie italiane che vissero questa tragedia. Le vittime sono più di 5000 e alcuni storici parlano anche di 11000 persone uccise.
I responsabili di tale tragedia furono i partigiani jugoslavi e l’OZNA, parte dei servizi segreti militari della Jugoslavia comunista di Tito.
Tra le vittime non c’erano solo personalità legate al Partito Nazionale Fascista, ma anche ufficiali, funzionari e dipendenti pubblici, insegnanti, impiegati bancari, sacerdoti, parte dell’alta dirigenza italiana, semplici cittadini, uomini e donne contrarie sia al comunismo che al fascismo.
La storia ci insegna che l’odio verso gli italiani era anche dovuto a ragioni politiche precedenti. Infatti l’Italia fascista aveva imposto per vent’anni l’italianizzazione forzata di quei territori e nel 1941 l’occupazione militare delle regioni settentrionali del regno di Jugoslavia, quindi la guerra anti-partigiana condotta dall’esercito guidato dai fascisti, arrivò a metodi brutali.
Con la sconfitta del nazifascismo a pagarne le spese furono innocenti che non avevano nessuna colpa, uomini e donne che per il solo essere italiani pagarono con la vita la pazzia della guerra e le colpe del fascismo e del comunismo.
Ricordare l’eccidio delle foibe è un dovere e allo stesso tempo è importante condannare tutte quelle politiche antidemocratiche, illiberali, che fomentano odio e rancore, chiusura e sovranismo. Certi errori hanno effetti disastrosi.



