Un distacco valanghivo in Val di Susa ha fatto scattare nel primo pomeriggio una macchina dei soccorsi che, in questi casi, corre contro il tempo. L’allarme è arrivato poco dopo le 14 da Claviere: a chiamare è stato un maestro di sci che ha riferito di aver visto il fronte della valanga e di aver notato almeno due o tre persone potenzialmente coinvolte. Un’indicazione ancora tutta da verificare, ma sufficiente per mobilitare immediatamente soccorso alpino, unità cinofile e mezzi aerei.
I tecnici del soccorso alpino, una volta raggiunta la zona, hanno avviato le operazioni di ricognizione per individuare con precisione l’area interessata dal distacco. Nelle prime fasi, la priorità è stata ricostruire la dinamica segnalata e “disegnare” il fronte: capire dove si è fermata la massa di neve, quali siano i punti di accumulo, come si presenti la superficie. È in questa cornice che il maestro di sci, testimone diretto dell’episodio, viene portato in elicottero sul posto per fornire indicazioni utili e circoscrivere l’area di ricerca.
Al momento non ci sono conferme ufficiali sulla presenza di sciatori sotto la neve. In situazioni del genere, la prudenza è d’obbligo: una segnalazione può rivelarsi decisiva, ma può anche riferirsi a persone che riescono a uscire autonomamente o che si trovavano ai margini del distacco. Proprio per questo le operazioni proseguono con un approccio metodico. Le unità cinofile da valanga lavorano sui punti di maggiore probabilità, mentre i soccorritori effettuano la bonifica dell’area: un controllo sistematico che serve a escludere, soltanto alla fine, l’ipotesi di travolti.
La notizia di Claviere arriva in ore segnate da un’altra valanga, questa volta sulle Dolomiti, che ha avuto un esito tragico. In Marmolada è morto un freerider di 31 anni, ricoverato in condizioni gravissime dopo il recupero avvenuto ieri. L’uomo sarebbe stato travolto da un distacco mentre percorreva un traverso intorno ai 2.700 metri di quota, sotto Punta Rocca: la valanga lo avrebbe sbalzato oltre un salto di roccia, facendolo precipitare in un crepaccio, in una zona dove le fratture del ghiacciaio rendono ogni intervento più complesso e ogni errore più caro.
Due episodi diversi, lo stesso filo di apprensione che accompagna la montagna quando neve e pendenza diventano una combinazione instabile. A Claviere, adesso, l’esito dipende dal lavoro sul campo: solo la conclusione della bonifica consentirà di chiarire se la segnalazione iniziale corrisponde a un coinvolgimento reale e se ci siano persone da soccorrere. In queste ore, la montagna tiene sospeso il fiato. E i soccorritori, come sempre, provano a strapparle una risposta.



