Mentre Washington e Kiev cercano faticosamente una via diplomatica per porre fine al conflitto, basandosi anche sulle recenti proposte dell’amministrazione Trump, dal Cremlino arriva un vento gelido che spegne ogni facile entusiasmo. La pace, al momento, non sembra essere nell’agenda di Vladimir Putin. È questa la cupa analisi tracciata dall’Institute for the Study of War (ISW), che evidenzia come Mosca stia erigendo un muro di rifiuti diplomatici mentre pianifica l’apertura di nuovi, insidiosi fronti militari.
La strategia russa appare chiara: nessun compromesso. Il primo ostacolo è territoriale, con il Donbass che resta l’obiettivo primario non ancora pienamente raggiunto. Ma le barriere più alte sono politiche. Il Ministro degli Esteri Lavrov e la Duma hanno alzato i toni contro l’Europa, minacciando rappresaglie dirette in caso di invio di truppe occidentali o di utilizzo dei beni russi congelati. Inoltre, Mosca continua a delegittimare la presidenza di Volodymyr Zelensky. Nonostante il leader ucraino si sia detto disponibile a indire elezioni entro tre mesi sotto la garanzia di sicurezza occidentale, la Russia ha bollato l’ipotesi come una cessione di sovranità, lasciando intendere che l’unico interlocutore gradito sarebbe un governo fantoccio filo-russo. A confermare la linea dura è arrivato anche il rifiuto della “tregua energetica”: il portavoce Peskov ha chiarito che Mosca non è interessata a stop parziali agli attacchi sulle infrastrutture.
Tuttavia, l’allarme degli analisti americani si sposta ora sul piano tattico, individuando una nuova minaccia che potrebbe cambiare la geografia del conflitto: la Transnistria. Secondo l’intelligence di Kiev (GUR), il Cremlino starebbe riattivando la sua presenza nella regione separatista moldava. Non si tratterebbe dei preparativi per un’invasione su vasta scala di Odessa nel breve termine, quanto piuttosto di una manovra diversiva.
Richiamando riservisti e allestendo centri per l’addestramento e la produzione di droni a pochi chilometri dal confine, la Russia mira a destabilizzare il sud-ovest dell’Ucraina. L’obiettivo è costringere Kiev a spostare preziose risorse difensive dalla linea del fronte orientale per proteggere le retrovie di Odessa da infiltrazioni, sabotaggi e attacchi aerei a medio raggio. Una strategia di logoramento che conferma come Putin, lungi dal voler trattare, si prepari a una guerra ancora lunga e articolata su più scacchieri.



