Un sistema collaudato di corruzione e favori illeciti per pilotare gare pubbliche: è quanto emerge dall’inchiesta della Procura di Agrigento, che ha portato all’arresto di cinque persone, tra cui ex assessori, dirigenti pubblici e imprenditori. Sotto la lente degli inquirenti, appalti milionari e un fiume di denaro contante usato per oliare gli ingranaggi del malaffare.
Un’inchiesta che rischia di scuotere dalle fondamenta la rete degli appalti pubblici in Sicilia. La Procura di Agrigento, guidata dal procuratore capo Giovanni Di Leo, ha scoperchiato quello che appare come un vero e proprio sistema corruttivo organizzato, in cui imprenditori e funzionari pubblici si accordavano per truccare gare d’appalto attraverso la consegna di tangenti in denaro contante.
L’indagine, illustrata ieri sera in esclusiva da Grandangolo, ha preso di mira in particolare l’appalto per la manutenzione straordinaria della strada provinciale 19 “Salaparuta-Santa Margherita Belice”, un intervento finanziato interamente dal Ministero dei Trasporti con un budget di 2,3 milioni di euro. Secondo gli inquirenti, l’aggiudicazione dell’opera sarebbe stata “pilotata” in favore della famiglia Caramazza e dell’ex assessore Luigi Sutera Sardo, attraverso la corruzione di pubblici ufficiali.
Al centro del meccanismo, una tangente di 135 mila euro che gli imprenditori Diego e Federica Caramazza avrebbero consegnato al dirigente del Libero Consorzio di Trapani, Maurizio Giuseppe Falzone, con l’intermediazione dell’architetto Sebastiano Alesci, attuale capo dell’ufficio tecnico del Comune di Licata. Alesci, finito ai domiciliari, avrebbe “suggerito” a Falzone i criteri di valutazione da adottare per favorire l’impresa “EdilRoad”, riconducibile alla famiglia Caramazza.
La gestione del denaro illecito sarebbe avvenuta in modo altrettanto sistematico: secondo gli inquirenti, Carmela Moscato, madre dei fratelli Caramazza, avrebbe custodito materialmente in casa le somme poi utilizzate per le tangenti. Per lei, così come per Alesci e Federica Caramazza, sono scattati i domiciliari. In carcere invece sono finiti Diego “Dino” Caramazza e Luigi Sutera Sardo.
«Un sistema che lascia emergere una prassi consolidata di scambio tra favori e denaro, con la complicità di funzionari pubblici e figure politiche», fanno sapere fonti vicine all’inchiesta. Gli arresti sono stati eseguiti dalla Squadra Mobile di Agrigento, sotto la guida del vicequestore Vincenzo Perta, in esecuzione delle misure cautelari emesse dal giudice per le indagini preliminari.
Gli indagati complessivamente sono tredici. Oltre ai già citati, figurano anche nomi legati al mondo delle professioni e della politica. Tra questi: Rosaria Bentivegna, avvocato di Catania; Antonio Belpasso, imprenditore catanese; Alessandro Vetro, Alessandro D’Amore, Vittorio Giarratana, dirigente del Comune di Valguarnera; Giovanni Campagna, segretario particolare dell’ex assessore regionale Roberto Di Mauro; e Giuseppe Capizzi, attuale sindaco di Maletto.
Le accuse contestate a vario titolo comprendono corruzione, turbativa d’asta, turbata libertà degli incanti e ricettazione. Il quadro delineato dagli investigatori fa pensare a una “tangentopoli” in chiave locale, con un sistema ben oliato di scambi illeciti in cambio di appalti e favori pubblici.
L’indagine è ancora in corso e gli inquirenti non escludono nuovi sviluppi, sia in termini di coinvolgimento di ulteriori soggetti, sia per quanto riguarda altri appalti pubblici che potrebbero essere stati assegnati con modalità analoghe. L’attenzione della Procura resta alta, così come il riserbo sulle prossime mosse.
Intanto, la comunità locale e l’opinione pubblica assistono con preoccupazione all’emergere di un sistema che, se confermato, rappresenterebbe una delle pagine più gravi di corruzione nella storia recente della provincia di Agrigento.



