Nel 1969 il repubblicano Richard Nixon dopo 8 anni di governo democratico negli anni ’60 e dopo una turbolenta campagna elettorale che vide la morte di Martin Luther King prima e di Robert Kennedy dopo fu eletto presidente degli Stati Uniti.
La politica del presidente Nixon, collaborata dal suo consigliere per la sicurezza nazionale e futuro segretario di Stato Henry Kissinger, si basava sulla realpolitik, ovvero una politica concreta, reale, che rifuggendo qualsiasi premessa ideologica o morale, porterà gli Stati Uniti in piana Guerra fredda a risolvere il nodo Vietnam con la fine della guerra nel 1975, al dialogo con l’URSS e al conseguente accordo SALT 1 del 1972 che limitava le armi nucleari e soprattutto al rapporto di collaborazione e di amicizia con la Cina comunista.
Rieletto nel 1972, Nixon si dimise nell’agosto del 1974 a causa dello scandalo Watergate, un’azione di spionaggio politico nei confronti del Partito Democratico.
Gli succederà Gerald Ford, vicepresidente di Nixon, presidente repubblicano che porterà fino al 1976 il mandato presidenziale e che proverà a candidarsi alla presidenza di fatto sconfitto dal democratico Jimmy Carter.
Quest’ultimo, presidente mite e moderato, legato ai temi ambientali, in politica estera riuscì a far siglare la Pace di Camp David tra Egitto e Israele nel 1978, e normalizzò i rapporti con la Cina.
Quando nel 1980, a seguito del colpo di Stato dell’ayatollah Khomeini in Iran ordinò un fallimentare blitz per liberare il personale americano prigioniero nell’ambasciata di Teheran il suo prestigio e la sua presidenza crollarono perdendo le elezioni e aprendo la nuova strada al presidente Ronald Reagan e alla nuova stagione politica degli anni ’80.



