SIRACUSA — Un nuovo rogo è divampato nell’area della Ecomac, deposito di materiale plastico già finito in fiamme lo scorso 5 luglio e da allora al centro di un’inchiesta della Procura. L’episodio riaccende i timori ambientali nell’area industriale siracusana, dove il precedente incendio aveva fatto registrare criticità legate alla presenza di benzene e diossine e aveva spinto più Comuni a raccomandare prudenza nell’uso dell’acqua.
L’allarme è scattato a Priolo. Il sindaco Pippo Gianni ha comunicato di essere in contatto con la Prefettura e, sulla base dei primi riscontri dei vigili del fuoco, ha riferito che l’evento risulta “circoscritto”, pur in attesa di dettagli più puntuali sull’estensione e sulla natura del rogo. Al momento non sono stati diffusi ulteriori dati ufficiali su ricadute nell’aria o su eventuali provvedimenti precauzionali per la popolazione.
Resta forte, sul piano investigativo, il sospetto di un’origine dolosa. Una pista che, se confermata, ripropone il tema della tenuta dei controlli in un sito considerato sensibile, anche alla luce di quanto accaduto poco più di un mese e mezzo fa. In quella circostanza la nube sprigionata dalle fiamme aveva imposto misure cautelative in sei Comuni, segno della fragilità di un territorio dove insediamenti industriali, depositi e infrastrutture logistiche convivono con centri abitati e aree costiere.
Sul versante istituzionale, la Prefettura aveva già annunciato un rafforzamento delle verifiche non solo sulla Ecomac ma anche su altri 17 siti analoghi nel comprensorio. Un indirizzo ribadito dall’ex prefetto Signer e dalla nuova prefetta Chiara Armenia. Nonostante questa stretta, i vigili del fuoco del Comando provinciale sono dovuti tornare in campo per fronteggiare il nuovo principio d’incendio e contenerne gli effetti.
Il dossier, dunque, si riapre su tre piani. Quello dell’emergenza, affidato all’intervento tecnico dei VVF per la messa in sicurezza e all’eventuale monitoraggio ambientale; quello delle responsabilità, su cui procede l’autorità giudiziaria; e quello della prevenzione, che chiama in causa gestori, controllori e pianificazione delle misure di mitigazione del rischio nei siti a maggiore impatto potenziale.
Nell’attesa di un quadro analitico completo, la linea che arriva dalle istituzioni è di prudenza e trasparenza informativa. L’obiettivo dichiarato è duplice: evitare allarmismi ingiustificati e, allo stesso tempo, non sottovalutare la possibilità di nuove ricadute sull’ambiente. Per l’area industriale siracusana, provata da episodi ravvicinati, il nuovo rogo è un campanello che impone risposte rapide e verificabili su sicurezza, controlli e gestione dei materiali più esposti al rischio incendio.



