Un arresto un mese fa non era bastato. Quell’appartamento in via Privitera, nel cuore di Siracusa, aveva immediatamente ripreso la sua illecita attività, continuando a funzionare come un vero e proprio “market” della droga. Ora, i Carabinieri sono tornati e, questa volta, oltre ad arrestare una donna di 41 anni, hanno messo i sigilli all’intera abitazione, smantellando in modo definitivo una piazza di spaccio che si era dimostrata fin troppo resiliente.
L’operazione è scattata lunedì pomeriggio, condotta dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Siracusa con il supporto degli specialisti dello Squadrone Eliportato “Cacciatori di Sicilia”, a testimonianza dell’importanza dell’intervento. I militari hanno fatto irruzione nell’appartamento, che sapevano essere protetto da un sistema di videosorveglianza per monitorare gli accessi.
All’interno hanno sorpreso la donna, trovandola in possesso di un campionario di stupefacenti già pronti per la vendita al dettaglio: dosi di marijuana, cocaina e crack, oltre a 120 euro in contanti, ritenuti provento dello spaccio.
Ma questo blitz è il secondo atto di una stessa storia. Già lo scorso 15 giugno, infatti, i Carabinieri erano intervenuti nello stesso identico appartamento. In quell’occasione, avevano arrestato un giovane di 20 anni, anche lui trovato con marijuana, cocaina e 450 euro in contanti. Un intervento che, evidentemente, non era stato sufficiente a interrompere il business.
Di fronte a questa palese “recidività” e alla pericolosità sociale di una piazza di spaccio così attiva e radicata, l’autorità giudiziaria ha deciso di usare il pugno di ferro. Oltre all’arresto della 41enne, è stato disposto il sequestro preventivo dell’immobile. Una misura drastica, ma necessaria per impedire che, una volta uscita di scena una persona, un nuovo spacciatore possa semplicemente prenderne il posto, utilizzando la stessa base logistica.
Le indagini ora proseguono per individuare eventuali altri soggetti coinvolti nella rete. Ma il segnale inviato dall’Arma e dalla Procura è forte e chiaro: lo Stato non si limita a perseguire i singoli, ma è pronto a smantellare fisicamente le infrastrutture del crimine per restituire legalità e sicurezza ai quartieri della città.



