Non c’è tregua per la Sicilia, stretta in una morsa di maltempo che non accenna a allentare la presa. Il ciclone Harry, che nelle ultime ore ha flagellato l’isola con raffiche di vento ben superiori ai cento chilometri orari, continua a rappresentare una minaccia concreta e imminente per l’intero territorio regionale. Lo scenario che si prospetta per le prossime ore, e in particolare per la giornata di domani, mercoledì, non lascia spazio all’ottimismo: secondo le previsioni, il peggio potrebbe non essere ancora passato. La furia degli elementi, che ha già lasciato cicatrici profonde lungo la fascia costiera ionica sotto forma di frane, smottamenti, voragini e mareggiate devastanti con onde altissime, è destinata a persistere e, in alcune zone, addirittura a intensificarsi.
Di fronte a questo quadro meteorologico in rapida evoluzione, la Protezione Civile regionale ha aggiornato la mappatura del rischio, dipingendo l’isola con i colori dell’emergenza. La provincia di Catania resta l’osservato speciale, l’unica zona dove vige ancora l’allerta rossa, il livello massimo di pericolo, a testimonianza di una situazione idrogeologica estremamente delicata e già provata dalle piogge torrenziali. Il resto dell’isola si divide tra l’allerta arancione, che copre ben cinque province, e quella gialla per le rimanenti tre. Sebbene i disagi maggiori siano attesi ancora una volta nel settore orientale, la dinamica del ciclone suggerisce uno spostamento del fronte perturbato: muovendosi lungo il Canale di Sicilia, la tempesta estenderà progressivamente la sua influenza nefasta anche verso la Sicilia centrale e occidentale, ampliando il raggio d’azione del maltempo.
A monitorare minuto per minuto l’evolversi della crisi è il capo della Protezione Civile siciliana, Salvo Cocina, che coordina le operazioni in stretto raccordo con le prefetture, i sindaci, i vigili del fuoco e le associazioni di volontariato. Cocina non ha usato mezzi termini nel descrivere la situazione, parlando apertamente di un peggioramento in arrivo. Le previsioni indicano piogge intense e persistenti, accompagnate da un ulteriore aumento del moto ondoso che rischia di provocare nuove mareggiate. L’appello lanciato dal vertice della Protezione Civile è duplice: da un lato si richiede la massima operatività a tutte le strutture di emergenza, dall’altro si invita la cittadinanza alla più totale prudenza, raccomandando il rispetto delle ordinanze locali e l’adozione di comportamenti responsabili, specialmente nelle aree costiere e in quelle soggette a rischio idrogeologico.
Sulla stessa linea di massima allerta si pone il presidente della Regione, Renato Schifani, che segue con apprensione gli aggiornamenti dai territori. Il governatore ha disposto che i Centri operativi comunali (Coc) rimangano pienamente presidiati per garantire una risposta tempestiva a qualsiasi criticità. Per Schifani, le ore che separano la Sicilia dalla fine dell’emergenza sono le più delicate e richiedono uno sforzo corale e senza interruzioni da parte della macchina dei soccorsi. Sebbene sia prematuro stilare un bilancio economico dei danni, che si preannunciano ingenti tanto da far già valutare la futura richiesta dello stato di calamità naturale, la priorità assoluta resta la tutela della vita umana. Fortunatamente, fino a questo momento non si registrano vittime, un dato che le istituzioni sperano di confermare mantenendo altissima la soglia di attenzione. Come misura precauzionale immediata, in diversi comuni siciliani le scuole di ogni ordine e grado rimarranno chiuse, nel tentativo di limitare gli spostamenti e garantire l’incolumità degli studenti e del personale scolastico in attesa che la tempesta passi.



