Si chiude nel modo più drammatico e inaspettato la vicenda giudiziaria legata all’omicidio di Sara Campanella. Stefano Argentino, il giovane di Noto accusato del femminicidio della studentessa universitaria di Misilmeri, si è tolto la vita oggi nel carcere di Messina, dove era detenuto. Il suo gesto estremo pone fine al processo che lo avrebbe visto come unico imputato, ma apre un nuovo, doloroso capitolo investigativo sulle circostanze della sua morte.
Secondo una prima ricostruzione, la tragedia si sarebbe consumata in pochi, fatali minuti. Argentino, che condivideva la cella con altri due detenuti, si sarebbe allontanato da loro con una scusa. Un breve lasso di tempo che gli è stato sufficiente per compiere il gesto. Quando gli agenti della polizia penitenziaria lo hanno trovato, durante un giro di controllo, per lui non c’era purtroppo più nulla da fare. Ogni tentativo di soccorso si è rivelato inutile.
La notizia ha destato sconcerto, soprattutto alla luce del suo percorso detentivo più recente. Subito dopo l’arresto per il brutale omicidio avvenuto lo scorso 31 marzo, il giovane era stato sottoposto a un regime di “alta sorveglianza”, una misura cautelativa per i detenuti considerati a rischio. Successivamente, però, la misura era stata allentata e Argentino era stato trasferito in una cella condivisa. Un altro dettaglio, apparentemente positivo, aveva fatto sperare in un suo miglioramento psicologico: dopo un lungo sciopero della fame, aveva ripreso a mangiare regolarmente. Un comportamento che aveva fatto abbassare il livello di allerta, ma che, col senno di poi, non è bastato a prevenire la tragedia.
Con la sua morte, si spegne la possibilità di arrivare a una verità processuale per l’omicidio di Sara, un delitto che aveva scosso profondamente le comunità di Misilmeri, Noto e l’intera città di Messina. Resta il dolore incancellabile per una giovane vita spezzata e le tante domande senza risposta.
Domande a cui ora dovrà tentare di rispondere la Procura di Messina. Il procuratore capo, Antonio D’Amato, ha immediatamente aperto un’inchiesta sull’accaduto. L’obiettivo è duplice: accertare con esattezza la dinamica del suicidio e verificare la sussistenza di eventuali responsabilità o falle nel sistema di controllo carcerario. Un’indagine doverosa per far piena luce sull’ultimo, tragico atto di una vicenda nata e finita nel dolore.



