Integrare le strutture accreditate nella nuova rete territoriale per non sprecare i fondi del PNRR e dare risposte immediate ai cittadini. È questa la ricetta operativa lanciata dal Sindacato SBV, aderente al coordinamento CIMEST, per risolvere l’annoso problema delle liste d’attesa e delle carenze assistenziali in Sicilia. Una proposta che arriva sul tavolo del Governo regionale con l’obiettivo di trasformare la sanità privata convenzionata da semplice fornitore a partner strutturale delle future “Case della Comunità”.
A farsi portavoce dell’istanza è Salvatore Gibiino, Segretario nazionale del sindacato che rappresenta gli specialisti ambulatoriali esterni. Il punto di partenza dell’analisi è pragmatico: la Missione 6 del PNRR offre risorse ingenti per ridisegnare la sanità territoriale, ma il rischio è di costruire “cattedrali nel deserto” se non si risolve il nodo del personale e delle infrastrutture operative. Di qui la proposta: coinvolgere pienamente le 1.650 strutture specialistiche accreditate già presenti capillarmente nell’Isola, che oggi garantiscono oltre il 70% delle prestazioni sanitarie complessive.
Secondo il sindacato, l’attuazione del DM 77/2022 e della normativa regionale non deve tradursi in una duplicazione di servizi, ma in una messa a sistema dell’esistente. Gli specialisti chiedono di essere inseriti formalmente nei percorsi di cura delle Case della Comunità, offrendo la propria capacità produttiva per l’abbattimento delle liste d’attesa, la gestione delle cronicità e le campagne di prevenzione.
Il piano operativo tocca tasti dolenti della gestione sanitaria: screening, vaccinazioni e diagnostica precoce. Aprire le porte degli studi accreditati a queste attività significherebbe moltiplicare i punti di accesso per i cittadini, riducendo le disuguaglianze territoriali e alleggerendo la pressione ormai insostenibile sui Pronto Soccorso e sugli ospedali. L’appello rivolto all’Assessorato è dunque quello di definire un modello unico regionale che eviti frammentazioni tra le nove ASP e valorizzi competenze già disponibili e contrattualizzate, trasformando il privato accreditato in una leva strategica per colmare il divario assistenziale e garantire il diritto alla salute.



