Un’operazione della Polizia postale di Catania ha portato all’arresto di un quarantaduenne della provincia etnea trovato in possesso di un archivio digitale di oltre duemila filmati a contenuto pedopornografico. Il provvedimento restrittivo è scattato all’alba, quando gli agenti del Centro operativo per la sicurezza cibernetica, in esecuzione di un decreto di perquisizione emesso dalla Procura distrettuale, hanno bussato alla porta dell’indagato e analizzato in tempo reale hard-disk, pendrive e memoria del computer di casa, rinvenendo una mole di materiale che ritrae abusi sessuali su minori, molti dei quali in età prepuberale.
L’indagine era partita mesi fa dal Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online – struttura incardinata presso la Polizia postale di Roma – che, grazie alla collaborazione con la no-profit statunitense Child Rescue Coalition, aveva intercettato un account utilizzato per condividere e scaricare file illegali su reti di scambio peer-to-peer. Avvalendosi di software investigativi di ultima generazione, gli specialisti hanno tracciato i pacchetti di dati fino a circoscrivere l’indirizzo IP a un’utenza domestica nel comprensorio catanese. Consegnati gli elementi alla Procura, il pubblico ministero titolare ha disposto il blitz, conclusosi con il sequestro di dispositivi digitali e appunti cartacei utili a ricostruire la rete di contatti dell’arrestato.
L’uomo, incensurato e impiegato in un settore tecnico, secondo l’ipotesi accusatoria deteneva i video per consumo personale ma non si esclude il coinvolgimento in circuiti di scambio: gli investigatori stanno ora esaminando le chat e i log di connessione per verificare eventuali upload verso altri utenti. Il materiale sequestrato sarà sottoposto a perizia per identificare le vittime e stabilire l’origine geografica delle produzioni. In attesa dell’udienza di convalida, il quarantaduenne è stato trasferito nel carcere di Piazza Lanza con l’accusa di detenzione e condivisione di pornografia minorile, reati che, in base al codice penale, prevedono pene fino a dodici anni di reclusione, aggravate dalla quantità e dalla natura particolarmente cruenta delle immagini rinvenute. L’operazione odierna conferma la strategia di contrasto che vede la Polizia postale, in sinergia con le procure e con le principali organizzazioni internazionali, utilizzare strumenti di cyber-investigation sempre più sofisticati per risalire ai responsabili e sottrarre all’oblio digitale le prove di uno dei reati più odiosi.



