Il presidente Bush senior è morto il 1° dicembre 2018. Era nato a Milton nel Massachusetts il 12 giugno del 1924, dopo la Seconda guerra mondiale di cui fu un veterano nel 1948 si laureò in economia e si strasferì nel Texas diventando imprenditore di industrie del petrolio.
Ricoprì importanti posizioni politiche tra le file del Partito Repubblicano, membro della Camera dei rappresentanti, diplomatico nella Repubblica popolare Cinese a Taiwan e dal 1976 al 1977 direttore della Central Intelligence Agency (CIA).
Fu per 8 anni vicepresidente del presidente Reagan eletto nel 1980.
Nel 1988 diventava presidente degli Stati Uniti per un solo mandato (1989-1993).
Nello scenario internazionale, in una politica estera di distensione, il presidente George Bush senior aveva incontrato a Malta il 3 e il 4 dicembre del 1989, Gorbaciov, durante il quale fu messa a punto tra le due superpotenze una strategia comune per consentire il trasferimento delle risorse dal settore militare a quello dell’economia civile. Nel luglio del 1991 si stabilì concordemente la riduzione del 40% circa degli armamenti nucleari e la distruzione degli armamenti chimici.
Ormai tra URSS e USA vi era in atto una vera e propria politica di distensione e di impegno per eliminare le armi di distruzione di massa.
Gli Stati Uniti d’America però erano nel frattempo impegnati già nell’agosto del 1990 nella Prima guerra del Golfo contro l’Iraq.
Saddam Hussein aveva invaso l’emirato del Kuwait con l’obiettivo di conquistare il controllo delle ricchezze petrolifere presente in quel territorio. Una nazione sovrana che veniva di fatto occupata da un’altra nazione.
Certamente i paesi occidentali e anche molti paesi arabi, preoccupati per la rilevante produzione petrolifera di quel paese, si organizzarono in una coalizione antirachena, una coalizione che comprendeva la maggior parte dei Paesi occidentali e numerosi stati arabi (soltanto il Sudan, la Libia, l’Algeria e l’Olp cioè l’organizzazione per la liberazione della Palestina, restarono anti occidentali e fuori dalla coalizione).
Tale coalizione, organizzata dall’ONU con la conseguente autorizzazione, il 17 gennaio 1991, con a capo gli Stati Uniti di George Bush senior, in una operazione di guerra chiamata Desert storm, “Tempesta nel deserto”, costrinse già il 28 febbraio del 1991 l’Iraq alla resa.
Il presidente Bush, repubblicano, fu accusato dai conservatori del suo partito di aver lasciato Saddam Hussein ritornare a Baghdad e di averlo soltanto cacciato dal Kuwait. L’intenzione di alcuni conservatori era quella di abbattere il regime di Saddam Hussein e così liberare anche l’Iraq, intervento ostacolato dal presidente Bush, il quale ha definito la Prima guerra del Golfo, «la guerra più pulita della storia».
Bush optò per una politica di contenimento che prevedeva a imporre all’Iraq di rinunciare alle armi di distruzione di massa (armi chimiche, biologiche e nucleari) ed ai missili a medio-lungo raggio; i paesi della regione acconsentirono ad ospitare basi statunitensi, che servirono alle aviazioni degli Stati Uniti e della Gran Bretagna per imporre all’Iraq due no fly zones (regioni entro le quali l’ONU aveva vietato i voli militari iracheni), una nel nord ed una nel sud del Paese; evitò di abolire le sanzioni economiche imposte nell’agosto 1990, con lo scopo di rendere impopolare il regime e per ostacolare il riarmo dello stesso.
Questa politica ebbe seguito anche con l’amministrazione Clinton (1993-2000).
Celebre la lettera che lasciò al suo successore Bill Clinton: «Caro Bill, proprio adesso, entrando in questo ufficio, ho provato la stessa sensazione di meraviglia e rispetto che avevo vissuto quattro anni fa. So che la sentirai anche tu.
Ti auguro di essere felice qui. Io non ho mai sofferto quella solitudine che altri presidenti hanno descritto.
Verranno momenti difficili, resi ancor più difficili dalle critiche che percepirai come sleali. Non sono bravo a dare consigli; ma non lasciare che queste critiche ti scoraggino o che ti spingano fuori strada.
Quando leggerai questa mia nota tu sarai il nostro Presidente.
Ti auguro il meglio.
Auguro il meglio alla tua famiglia.
Il tuo successo adesso è il successo del nostro Paese.
Faccio il tifo per te.
Buona fortuna.
George»
Molti hanno riconosciuto in lui un uomo con un alto senso di responsabilità. Il presidente democratico Obama su Twitter ha scritto: «L’America ha perso un patriota e un umile servitore in George Herbert Walker Bush». L’ex presidente dell’Unione Sovietica Mikhail Gorbaciov ha dichiarato: “Ho molti ricordi di quest’uomo, abbiamo avuto l’opportunità di lavorare insieme durante l’era dei grandi cambiamenti. E’ stato un periodo drammatico, che ha richiesto a tutti di essere tremendamente responsabili. Il risultato è stato la fine della guerra fredda e della corsa agli armamenti nucleari”.



