CITTÀ DEL VATICANO – Nel giorno in cui la Chiesa celebra la Santa Famiglia, Papa Leone XIV ha scelto parole nette e insieme intime, legando il tempo del Natale a un appello che guarda oltre le liturgie e arriva alle ferite aperte del mondo. Durante l’Angelus domenicale, il Pontefice ha invitato a non lasciare che l’abitudine alle notizie soffochi la compassione: “Nella luce del Natale continuiamo a pregare per la pace”, ha detto, indicando un’intenzione particolare per le famiglie travolte dai conflitti e per chi porta il peso più grande della violenza: bambini, anziani, persone fragili.
Prima della recita della preghiera mariana, Leone XIV – Prevost – ha costruito la sua riflessione attorno alla pagina evangelica della Santa Famiglia costretta alla fuga, con il cammino verso l’Egitto attraverso Gaza per sottrarsi alla minaccia di Erode. È da questo racconto che il Papa ha fatto partire una lettura del presente: “Il mondo, purtroppo, ha sempre i suoi ‘Erode’”, ha ammonito, e con questa immagine ha messo in fila ciò che, a suo giudizio, continua ad alimentare divisioni e conflitti.
Nel suo discorso, il Pontefice ha denunciato i “miraggi” che promettono successo e benessere ma lasciano dietro solitudine e fratture. Ha parlato di miti di potere senza scrupoli, di un’idea di affermazione personale “a ogni costo” e di un benessere “vuoto e superficiale”, indicando questi modelli come una delle radici di un disagio che poi si traduce in disperazione e scontri. Il passaggio più diretto è stato l’invito a non permettere che tali illusioni spengano la vita quotidiana delle famiglie cristiane, come se il primo terreno da proteggere fosse proprio la casa, luogo in cui l’amore può essere custodito o logorato.
Da qui l’altra faccia dell’omelia: non solo una denuncia, ma una proposta concreta. Leone XIV ha richiamato la necessità di tenere vivi i valori evangelici con gesti che non siano straordinari, ma regolari: la preghiera, la frequenza ai sacramenti e, in particolare, confessione e comunione. Accanto a questo, il Papa ha indicato atteggiamenti domestici e relazionali – “affetti sani”, dialogo sincero, fedeltà – e una “concretezza semplice e bella” fatta di parole e atti buoni nel quotidiano.
Nel finale, il Pontefice ha intrecciato il suo appello con una citazione di Papa Francesco, rilanciando l’idea della famiglia come presidio non chiuso in sé stesso ma capace di irradiare: “luce di speranza” per gli ambienti di vita, “scuola d’amore” e “strumento di salvezza”. Un modo per riportare la festa della Santa Famiglia dal piano simbolico a quello reale: la pace invocata non resta un tema lontano, ma passa anche dalla tenuta delle relazioni, dalla cura dei fragili e dalla scelta quotidiana di non cedere ai miti che, ha avvertito Leone XIV, continuano a produrre ferite e guerra.



