Ieri nel quartiere Brancaccio l’ennesima tragedia sul lavoro, un fatto che a Palermo sta diventando una drammatica consuetudine. La vittima di questa nuova “carneficina”, come è stata definita senza mezzi termini dalle sigle sindacali, è Alessio La Targia, un uomo di quaranta anni che non farà più ritorno a casa dalla moglie e dai suoi due figli. La sua vita si è spezzata dopo un volo terribile da un’impalcatura, mentre era intento a svolgere le sue mansioni in un cantiere edile della zona. Una caduta che non ha lasciato scampo e che ha immediatamente attivato la macchina delle indagini per comprendere se quel ponteggio fosse una struttura sicura o una trappola mortale.
Mentre gli inquirenti lavorano per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente e verificare il rispetto delle normative sulla sicurezza, emergono i primi, inquietanti dettagli che gettano un’ombra oscura sulla vicenda. È la Fillea Cgil, per voce del segretario Piero Ceraulo, a sollevare il dubbio più pesante: dai controlli incrociati effettuati tramite la Cassa Edile, il nome del lavoratore non risulterebbe censito. Un’anomalia che apre a due scenari, entrambi inaccettabili: l’applicazione di un contratto non corretto o, peggio, la totale irregolarità della posizione lavorativa. A questo si aggiunge la denuncia sulle condizioni ambientali, con cantieri che rimangono aperti e operativi “senza se e senza ma” anche in presenza di condizioni meteorologiche avverse, aumentando esponenzialmente i rischi per gli operatori.
La morte di La Targia non è un caso isolato, ma l’ultimo capitolo di un bollettino di guerra che, solo tra gennaio e settembre del 2025, ha contato nel capoluogo siciliano diciotto morti e quasi cinquemila infortuni. Di fronte a numeri che descrivono un sistema al collasso, la reazione delle parti sociali è unanime e durissima. Cisl e Filca Sicilia hanno annunciato una mobilitazione immediata: da lunedì 26 gennaio partirà una campagna di informazione capillare direttamente nei cantieri, un volantinaggio per ricordare che una singola distrazione o una mancata protezione possono annientare un’esistenza in un attimo.
Il cordoglio lascia spazio alla rabbia anche nelle parole della Feneal Uil, che punta il dito contro la logica del massimo ribasso nei subappalti e contro un sistema che continua a considerare la sicurezza un costo da abbattere piuttosto che un investimento sulla vita. La richiesta è chiara: basta parole di circostanza, serve l’applicazione rigorosa del decreto su salute e sicurezza, partendo dalla formazione nelle scuole fino alla vigilanza serrata nei cantieri. Perché un operaio di quarant’anni che muore cadendo da un ponteggio non è una fatalità, ma il sintomo di una malattia sociale che Palermo non riesce a curare.



