Il boato del crollo ha squarciato il silenzio di una città che vive ormai con il fiato sospeso, sancendo definitivamente la resa di un altro pezzo di Niscemi alla furia della natura. Nel quartiere Sante Croci, epicentro di un disastro idrogeologico che non accenna a fermarsi, una palazzina di tre piani è stata inghiottita dal vuoto, scivolando giù dal costone che si sta sgretolando sotto il peso di una frana ancora attiva. L’edificio, situato a pochissimi metri da quell’automobile rimasta in bilico sul precipizio e divenuta triste icona dell’emergenza, non ha retto alle quarantotto ore di pioggia incessante che hanno flagellato la provincia di Caltanissetta, aggravando un movimento franoso le cui dimensioni, secondo le stime tecniche, avrebbero ormai superato quelle del Vajont.
Lo scenario che si presenta agli occhi dei soccorritori e dei residenti è spettrale. Le abitazioni adiacenti a quella collassata appaiono come corpi feriti, squarciati dalla violenza della terra che si muove: dall’esterno sono visibili sezioni di stanze, elettrodomestici, mobili e persino fotografie di famiglia ancora appese alle pareti, testimonianze di una quotidianità interrotta e di un’intimità violata. Le case si sbriciolano lentamente fino al cedimento strutturale, trascinando con sé i sacrifici di una vita intera. È proprio su questo punto che si leva il grido di dolore degli sfollati, ben 1330 persone allontanate dalla “zona rossa”. Tra loro c’è chi, come Angela Vaccaro e Giovanni Lo Monaco, rifiuta l’idea di abbandonare le proprie radici, rivendicando il diritto a tornare in quelle mura che rappresentano il sudore dei padri, nonostante la paura.
Eppure, di fronte a una collina che cede, il dibattito sul futuro del centro abitato si fa pressante e radicale. Si fa strada l’ipotesi di una “New Town”, una nuova Niscemi da edificare altrove per garantire sicurezza. Una proposta concreta è arrivata dal sindaco della vicina Gela, Terenziano Di Stefano, che si è detto pronto a cedere una porzione del proprio territorio comunale per ospitare la ricostruzione. Un gesto di solidarietà accolto con gratitudine dal primo cittadino di Niscemi, Massimiliano Conti, il quale però resta ancorato alla gestione dell’emergenza presente. Le priorità immediate riguardano i servizi essenziali: sono state riattivate le linee del gas e del metano e si lavora per garantire il diritto allo studio. Lunedì le scuole riapriranno i battenti, accogliendo in nuovi plessi i 323 alunni delle scuole dell’infanzia e primaria degli istituti San Giuseppe e Belvedere, resi inagibili dal smottamento del 25 gennaio. Nel frattempo, da Roma arriva la firma del capo della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, sull’ordinanza che sblocca le misure per fronteggiare i danni del ciclone Harry e di questa frana infinita.



