Dodici anni di carcere per i vertici del clan, quattro per un ristoratore accusato di averli aiutati, e quattro richieste di assoluzione. Si è chiusa con la requisitoria del pubblico ministero la prima fase del processo nato dalla maxi-inchiesta “Assedio-Halycon”, l’operazione che ha scoperchiato il “sistema Licata”: un intreccio pericoloso tra la cosca mafiosa locale, l’imprenditoria, la politica e la massoneria deviata.
Nell’aula del tribunale di Palermo, il pm della Direzione Distrettuale Antimafia, Claudio Camilleri, ha chiesto il conto per gli imputati del rito ordinario. La richiesta più pesante, 12 anni di reclusione ciascuno, è per Vincenzo Bellavia e per i fratelli Gabriele e Vincenzo Spiteri. Per l’accusa, erano loro i componenti di spicco della famiglia mafiosa guidata dal boss Angelo “Piscimoddu” Occhipinti, capaci di controllare il territorio con metodi mafiosi.
Ma la lotta alla mafia si combatte anche colpendo la cosiddetta “zona grigia”, quella dei fiancheggiatori. Per questo, il pm ha chiesto una condanna a quattro anni per Antonino Cusumano, un noto ristoratore del posto. L’accusa è di favoreggiamento aggravato: avrebbe messo a disposizione il suo locale per permettere lo svolgimento di incontri riservati tra i membri del clan, offrendo loro un luogo sicuro per discutere di affari illeciti.
Contestualmente, la Procura ha chiesto l’assoluzione per altri quattro imputati, tra cui l’elettrauto accusato di aver bonificato un’auto dalle microspie e l’imprenditore ragusano che si era aggiudicato l’appalto per le demolizioni abusive. Segno di un’indagine che ha saputo distinguere i diversi livelli di coinvolgimento.
L’inchiesta “Assedio-Halycon”, condotta dai Carabinieri del Ros, aveva fatto luce su un sistema di potere complesso, il cui vertice era stato individuato nel “professore” Giovanni Lauria, storico capomafia di Licata e consigliori del boss Giuseppe Falsone, deceduto due anni fa.
Questo processo è solo uno dei filoni dell’inchiesta. Altri dieci imputati hanno scelto il rito abbreviato, che si è già concluso in parte con sei condanne definitive. Ora la parola passa alle difese, con la prossima udienza fissata per il 6 ottobre, in attesa della sentenza che dovrà scrivere un altro importante capitolo nella storia della lotta alla mafia agrigentina.



