Il day after della devastazione lasciata dal passaggio del ciclone Harry sulla fascia ionica del Messinese ha il volto istituzionale della seconda carica dello Stato. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha voluto toccare con mano le ferite di un territorio in ginocchio, effettuando un lungo sopralluogo tra i comuni di Letojanni e la frazione taorminese di Mazzeo, epicentri di una calamità che ha colpito duramente anche il Catanese. Quella del Presidente non è stata una semplice visita di rappresentanza, ma un atto politico forte per portare la vicinanza del Parlamento e del Governo a una popolazione che guarda con terrore all’avvicinarsi della stagione estiva, vero polmone economico dell’area. Davanti allo scenario di distruzione, La Russa non ha usato mezzi termini, definendo i danni “enormi” e lanciando un imperativo categorico: bisogna fare presto, agendo con la stessa prontezza e velocità che l’Italia ha saputo dimostrare in altre emergenze, come quella del Ponte di Genova, per evitare che la stagione turistica sia compromessa irrimediabilmente.
L’impegno dello Stato si concretizzerà già nelle prossime ore. Il Presidente del Senato ha anticipato che lunedì si terrà una riunione straordinaria del Governo dedicata proprio alla gestione della ricostruzione. La sfida si preannuncia complessa, forse più ardua di altre calamità passate, proprio per l’estensione geografica del fronte del disastro, che ha colpito a macchia di leopardo un’area vastissima. Per questo motivo, La Russa ha invocato una collaborazione serrata con i sindaci e le amministrazioni locali, garantendo che non ci saranno “figli e figliastri” nella distribuzione delle risorse e promettendo di tornare periodicamente sul posto per vigilare sull’avanzamento dei lavori, affinché, passata l’onda emotiva dell’emergenza, non cali il silenzio istituzionale sui bisogni dei cittadini e dei commercianti.
Un capitolo a parte, dai toni più amari, è stato dedicato al tema della solidarietà e dell’attenzione mediatica. La Russa ha rilevato con disappunto una copertura informativa inferiore rispetto ad altre tragedie nazionali, lanciando un appello ai media affinché non spengano i riflettori sul dramma siciliano. Una critica che si è estesa alla mancata attivazione, ad oggi, di un numero solidale nazionale per la raccolta fondi, strumento che in passato è stato fondamentale per sostenere la ripartenza di altri territori. Su questo punto è intervenuto con durezza anche il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, presente al sopralluogo, che ha sottolineato come i siciliani si siano sempre distinti per generosità verso il resto del Paese, togliendosi spesso “il pane di bocca”, mentre oggi si assiste a una preoccupante assenza di iniziative di sostegno dedicate all’Isola.
Infine, lo sguardo si è allargato al futuro infrastrutturale. Il sopralluogo è diventato l’occasione per ribadire la centralità strategica del Ponte sullo Stretto, citato da La Russa non come argomento di divisione ideologica, ma come necessaria opera di completamento dell’unità nazionale. Secondo la seconda carica dello Stato, la Sicilia è già culturalmente e costituzionalmente parte integrante dell’Italia, al pari di Calabria e Sardegna, ma il Ponte rappresenterà quel passaggio fondamentale per sancirne anche l’unione geografica definitiva, rompendo quell’isolamento che in momenti di crisi come questo pesa ancora di più sulle spalle dei siciliani.



