I moti del 1820-21 e del 1830-31 in Europa erano falliti perché le masse popolari erano state poco coinvolte e il potere dell’Ancien Régime era ben organizzato. I moti del 1848 invece si faranno sentire fortemente in tutta Europa.
Le ondate rivoluzionarie furono talmente importanti da portare riforme o addirittura cambi istituzionali in Francia, Germania, nell’Impero Asburgico e in Italia.
Anche in questo caso si raggiunsero le rivoluzioni a causa di crisi economiche precedenti.
L’epicentro dei moti fu la Francia il cui governo si rifiutò di concedere una riforma elettorale e il popolo organizzò banchetti di protesta. Quando il governo francese decise di vietarne uno di questi banchetti il 22 febbraio 1848 a Parigi scoppiò la rivolta, il re fuggì e venne proclamata la Repubblica. La lotta proseguì tra borghesia e proletariato, quest’ultimi, istituirono gli opifici nazionali. Nonostante le lotte e un governo socialista di breve durata, a Parigi intervenne la Guardia nazionale che soppresse il movimento dei proletari. L’assemblea costituente diede vita a una nuova Costituzione nel novembre del 1848, con l’elezione diretta del presidente della repubblica. Il 10 dicembre divenne presidente Luigi Napoleone Bonaparte nipote dell’imperatore Napoleone.
In Germania, nell’Impero Asburgico e in Italia, i contadini e gli operai seguirono la borghesia liberale lottando per l’unificazione, l’indipendenza e contro il conservatorismo.
Le conseguenze dei moti furono: Luigi Napoleone Bonaparte eletto nel 1848 presidente della repubblica diventerà nel 1852 Imperatore dei francesi.
In Prussia a seguito delle insurrezioni di Colonia e Berlino il re concesse uno statuto, ma fece sciogliere l’Assemblea nel dicembre del 1848. Lo stesso fallimento toccò agli Stati Tedeschi.
In Austria, il popolo insorse contro l’impero che non accettava di discutere riforme. L’imperatore Ferdinando I concesse il suffragio universale.
In Italia nel Lombardo Veneto re Carlo Alberto promulgò lo Statuto Albertino l’8 febbraio del 1848.
Nel 1848 Marx e Engels pubblicarono il “Manifesto del partito comunista”.
Tale manifesto cambiò la storia contemporanea facendo appello alla lotta di classe, proletari contro borghesi. Il paradigma nuovo era la classe operai, l’unica che doveva esistere e su cui si fondava l’attività produttiva del sistema.
Il superamento della borghesia capitalista sarà al centro delle attenzioni politico-economiche del XIX e parte del XX secolo da parte di un mondo, quello marxista, che alla fine non troverà successo.



