Durante la Seconda guerra mondiale l’Italia fascista vuole fare una guerra parallela. Conquistare parte della Francia del sud, l’Albania, la Grecia e estendere la propria influenza e dominio nel nord Africa dove era presente in Libia.
Entrò in guerra il 10 giugno del 1940 con il famoso discorso di Mussolini a Piazza Venezia.
Da guerra parallela subito si trasformò di cobelligeranza perché senza la Germania nazista non riuscì a vincere battaglie come quella contro i greci dove aveva perso inizialmente ripiegando in Albania per poi trionfare con la Wehrmacht subito dopo.
In Africa la stessa cosa. Gli italiani hanno successo iniziale spingendosi ad est, verso l’Egitto dalla Libia. Fino a quando la resistenza militare inglese riuscì a fermarli e conquistare la Cirenaica. Ecco che Hitler manda la spedizione di Rommel con gli Afrikakorps. Inizialmente con i tedeschi l’Italia avanza. Conquistano nuovamente la Cirenaica e assediano Tobruch assestandosi a El Alamein. Le truppe britanniche superiori per armi e equipaggiamento hanno la meglio su tutto. In realtà da una parte c’è Rommel, la volpe del deserto che ha fretta a spingersi verso Alessandria d’Egitto e vincere prima che gli americani sbarcassero in Marocco e si spingessero verso la Libia. D’altra parte Hitler non tiene tanto al nord Africa e mostra profondo interesse per la Russia, via per arrivare alle riserve di petrolio del Caucaso.
Nella seconda battaglia di El Alamein Rommel capendo che ormai era la fine e che gli inglesi stavano prevalendo dichiarò la ritirata. Gli unici che rimasero lì furono gli italiani, la Folgore e l’Ariete, profondamente sconfitti in modo cruento segnando la vittoria degli inglesi. “Mancò la fortuna ma non il valore” si disse dell’esercito italiano. Così fu segnando la sconfitta dell’Asse in Africa.



