Il Risorgimento è quel periodo storico-culturale che sintetizza le varie forme di richiesta e lotte di unità nazionale dell’Italia.
È il periodo in cui emersero le società segrete, la Carboneria e la Giovine Italia di Mazzini.
Un periodo che inizia all’indomani del Congresso di Vienna (1815) e che arriverà pienamente dentro le guerre di indipendenza e la proclamazione della Stato unitario (17 marzo 1861).
Tra i protagonisti vi fu Giuseppe Mazzini (Genova 1805-Pisa 1872), un ex-carbonaro, progettò una nuova organizzazione clandestina: la Giovine Italia. Unità, indipendenza, libertà, uguaglianza erano i suoi valori.
Egli la progettò con lo scopo di educare il popolo ai valori del repubblicanesimo, dei principi democratici e liberali verso l’unificazione italiana. Per noi storici le idee di Mazzini si concretizzeranno in parte all’indomani della Seconda guerra mondiale quando nacque la Repubblica Italiana (2 giugno 1946).
Altri protagonisti del Risorgimento furono Vincenza Giorberti (1801-1852) sacerdote, esponente del Neoguelfismo che sognava l’Italia unita sotto la sovranità del papato.
I moderati che auspicavano una federazione repubblicana dell’Italia: Cesare Balbo (1789-1853) e Massimo d’Azeglio (1798-1866).
I liberal-radicali, Carlo Cattaneo, filosofo (1801-69) e Giuseppe Ferrari, filosofo (1811-1876).
Il Risorgimento è il motivo fondante dell’Unità d’Italia. Darà concretamente il via a Vittorio Emanuele II, Cavour e Garibaldi verso il compimento di una nazione che vide nel XIX secolo il suo sorgere, superando la divisione dei piccoli stati che la componevano.
Il senso patriottico e l’esaltazione di unità trovarono nel Risorgimento un punto fondamentale per la storia futura dell’Italia.
Di questo periodo storico celebre è la riflessione che fece lo stesso Mazzini: “I fucilati di Genova, di Alessandria e di Chambéry – ha scritto – mi sorsero innanzi come fantasmi di delitto e rimorso purtroppo sterile. lo non potea farli rivivere. Quante madri avevano già pianto per me! Quante piangerebbero ancora s’io mi ostinassi nel tentativo di risuscitare a forti fatti, al bisogno d’una patria comune, la gioventù d’ltalia? E se questa patria non fosse che un’illusione? (…) Patii tanto da toccare i confini della follia. lo balzava la notte dai sonni e correva quasi deliro alla finestra chiamato, com’io credea, dalla voce di Jacopo Ruffini (…)”.
È la “tempesta del dubbio” di Mazzini di fronte al fallimento delle insurrezioni del 1833-34. Esprimono il sentimento profondo di un rivoluzionario che non riesce a far passare la sua idea e perdere. Sono parole profonde e di disperazione!



