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Reading: Il red carpet e il cavaliere oscuro. Vincenzo Sacco ci racconta Cultrash
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vincenzo sacco
Meridio Post > Blog > Cultura > Il red carpet e il cavaliere oscuro. Vincenzo Sacco ci racconta Cultrash
Cultura

Il red carpet e il cavaliere oscuro. Vincenzo Sacco ci racconta Cultrash

Simone Di Trapani
Last updated: Agosto 1, 2025 9:54 am
Simone Di Trapani - Simone Di Trapani
Published Agosto 1, 2025
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Cultrash, il nuovo romanzo di Vincenzo Sacco, edito da Spazio Cultura, è un’opera spiazzante e provocatoria che mescola thriller psicologico, critica sociale e feroce ironia. Ambientato nel mondo scintillante – e solo apparentemente innocuo – del Festival del Cinema di Venezia, Claudio Modica è il protagonista: di giorno fotografo delle star, di notte il mascherato giustiziere Pestilenza. Il romanzo segue la sua evoluzione, dalla strategia iniziale alla trasformazione in simbolo oscuro, incarnando la filosofia del Cultrash, dove il glamour convive con l’ingiustizia e l’apparenza cela una crisi morale profonda.


Claudio Modica, il tuo protagonista, vive una doppia identità: fotografo delle star di giorno e spietato giustiziere di notte. Da dove nasce la figura di “Pestilenza” e cosa rappresenta questa maschera nel contesto scintillante ma apparentemente corrotto del Festival del Cinema di Venezia?

La trama si sviluppa attraverso il punto di vista di Claudio Modica, che è sì il protagonista di questo romanzo ma è anche il tipico antagonista di una storia classica. Sotto questo aspetto lo vediamo molto “crescere”: prima studia il terreno, improvvisa un mascheramento, cerca alleati, compie le prime azioni dimostrative, quindi procede per tentativi ed errori, migliora il costume, poi la portata dei suoi crimini aumenta, e anche i proseliti. Come Peter Parker che riesce sempre a fotografare Spider-Man, o Clark Kent che si finge amico di Superman, Claudio Modica è anche il solo che riesce a intervistare Pestilenza: così aumenta la sua visibilità di reporter ma dà anche spazio alla sua fama da supercriminale. All’inizio temuto da tutti, le sue gesta otterranno mediaticamente una visibilità tale da attirare a Venezia persino una setta di fan che si ribattezza la Compagnia delle Elemosine. Ciò che rende Pestilenza interessante è proprio la complessità del suo movente: come Tony Soprano o Walter White ha una profondità che va oltre il semplice ruolo di cattivo. Tuttavia non voglio giustificare le sue azioni, al contrario voglio presentarlo come un villain completo ma anche come un essere umano con i suoi difetti e debolezze. Gli stessi problemi con cui può identificarsi molta gente: gli ultimi, i reietti, o dimenticati ai margini della società che finalmente trovano il loro paladino.

Conosci molto bene il mondo del cinema, essendo distributore, produttore e direttore artistico del Sicilia Film Fest. Il romanzo descrive questo ambiente come un “mondo marcio e corrotto”.  Quanto c’è della tua esperienza personale in questa critica e “Cultrash” è una sorta di catarsi rispetto a un sistema che conosci così a fondo?

Personalmente non penso affatto che quello del cinema sia un “mondo marcio e corrotto”. Io amo il cinema e sono fortunato di poter lavorare in questo ambiente. Se c’è del marcio, quello c’era anche in Danimarca e c’è in tante altre situazioni, che nulla hanno a che fare con il cinema in sé. Semmai è proprio per l’amore che provo per il cinema tutto, per Venezia e il Festival, che ho deciso di utilizzarli come contesto. Claudio Modica si trova a Venezia perché sa che è lì che troverà l’oggetto della sua vendetta: un giornalista di nome Eugene che ha fatto del male a una sua amica. Il suo obiettivo iniziale non è di colpire il mondo del cinema ma lo diventa incidentalmente, date le circostanze. E come il capitano Achab viene accecato dalla sua ossessione per Moby Dick fino a farsi trascinare in fondo, anche la vendetta di Pestilenza assumerà contorni sempre più grandi e inquietanti, al punto che sarà impossibile fermarla, portando giù con lui tutti quelli che gli stanno vicini.

Il titolo, “Cultrash”, è un neologismo potente. Vuole essere una condanna della cultura dell’effimero, dove dietro il lusso dei red carpet si celano “ingiustizie e malessere sociale”  che meritano una punizione?

Claudio si è infiltrato al Festival presso l’agenzia di comunicazione Fame Hungry assumendo l’identità e il ruolo di fotografa della sua amica che vuole vendicare. E dell’amica ha fatto sua anche la filosofia del Cultrash. Di primo acchito può sembrare un termine dispregiativo, una critica verso un’epoca che valorizza il volgare e il superficiale o al contrario che rende triviale il buon gusto. Non è così. Il Cultrash è un po’ come la Livella di Totò, mette tutto sullo stesso piano ma non per pareggiare i conti, semmai perché attribuisce lo stesso valore a ogni cosa: l’ironia è distacco e non il suo opposto, l’alta qualità è volgare e viceversa, l’evoluzione contiene la sua devoluzione. Potremmo dire che è una filosofia arazionale: razionale e irrazionale allo stesso tempo. In una parola: Cultrash.

Nel libro si parla di “Pestilenza” , “epidemia” e di un'”Apocalisse appena cominciata”. Perché hai scelto di usare una metafora quasi biblica per quella che inizia come la missione di vendetta di un uomo contro un singolo individuo, il “Re Sole”?

Il pensiero di Claudio Modica è lineare: la sua amica è stata contagiata e lui è stato infettato di conseguenza, allora il suo piano è di ripagare il colpevole con la stessa moneta. Il sospettato è Eugene, un giovane brillante venerato da tutti al punto che viene soprannominato “Re Sole”. Per antitesi, quando è ora di firmare lettere minatorie o spedire video minacciosi, Claudio sceglie un alias oscuro, come appunto è Pestilenza: uno dei quattro Cavalieri dell’Apocalisse, la cui arma è proprio quella della malattia. A rigor di logica solo una persona dovrebbe essere punita, ma il Re Sole non è ancora arrivato al Lido: Claudio l’aspetta e intanto mette alla prova il suo piano, con il tempo ci prende gusto e la paura comincia a diffondersi come un virus. Al Festival di Venezia, che è l’apice del mondo cinematografico, lui scatena più o meno consapevolmente un’Apocalisse, che dal greco significa “Rivelazione”: ossia indossando una maschera vuole far cadere tutte le altre, mostrare le menzogne e i peccati che si celano dietro un mondo di lustrini e falsi sorrisi. Sicuramente la cosa gli sfugge un po’ di mano e prende una piega inaspettata…

La tua produzione letteraria spazia tra generi molto diversi, dallo spy-thriller al romanzo storico. “Cultrash” viene descritto come uno “script cinematografico”  che mescola sangue e segreti. Quali sono stati i tuoi riferimenti, letterari o cinematografici, nel dare vita a questa storia che unisce il thriller alla critica sociale più tagliente?

Tutti i miei personaggi, che siano il Malombra o la coppia di detective in Sigonella Files, tendono a sfidare le convenzioni sociali e a cercare la verità dietro le apparenze. Cultrash non fa differenza. Ciascun libro poi si compone di tutto quello che ho letto, che ho visto, che ho sentito, e che viene a darmi una mano senza quasi che io me ne accorga. Se penso all’aspetto satirico del romanzo il primo riferimento che mi viene in mente è Il rosso e il nero di Stendhal. Dovessi citare una serie tv indicherei il mio guilty pleasure, che è Revenge con Emily VanCamp e Madeleine Stowe andata in onda ormai un paio di lustri fa. Non solo, ho divorato, studiato e assimilato anche molti siti di costume, gossip e di informazione cinematografica. All’interno della storia, poi, ho giocato a creare i miei film facendo sfilare in passerella attori reali, che in qualche caso interagiscono pure con il protagonista. Un paio di esempi: Love Interceptor con Kate Winslet diretta da David Cronenberg, o I Cavalieri Nucleari che segna il ritorno alla fantascienza di Luc Besson con i protagonisti Michael Fassbender e Jennifer Lawrence.

Senza svelare troppo della trama, puoi parlarci dell’antagonista, Eugene, soprannominato il “Re Sole”? Questo personaggio è solo il bersaglio di una vendetta personale o incarna l’intero sistema di potere, marcio e degno di un “supercattivo”, che Claudio Modica si prefigge di abbattere? E quanto ti porti dietro di Malombra in questo tuo ultimo romanzo?

Il Malombra è pure un vendicatore mascherato, però con altri dilemmi morali: lui veramente vuol fare giustizia, ma è una missione che lo mette in conflitto con la sua fiducia verso uno stato civile e democratico. Al contrario Pestilenza è un vendicatore sbagliato, in qualche modo viene sovrastato dalla sua stessa crociata, il “nuovo mondo” che vuole portare potrebbe non essere migliore di quello che intende distruggere. Se lui è il supercattivo della storia, allora la sua nemesi, Eugene, potrebbe essere il vero supereroe della storia se non addirittura qualcos’altro… Do un indizio: nei primi quattro giorni del Festival, ogni giorno alle tre in punto (l’orario non è un caso), viene a spezzarsi il badge di un personaggio. Uno è di Claudio aka Pestilenza. Gli altri tre sono: del direttore, della vicedirettrice della Fame Hungry, e di Eugene. Rimangono altri tre Cavalieri dell’Apocalisse: lascio al libro rivelare chi è chi.

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