Era il 1223 quando San Francesco d’Assisi, probabilmente di ritorno da Roma dopo l’approvazione della regola francescana da parte di papa Onorio III, si fermò a Greccio presso un suo amico.
Era ritornato da poco dalla Terra santa (1220) ed era rimasto colpito da Betlemme. San Francesco rivide Betlemme in Greccio, soprattutto guardando alle grotte di questa piccola città. In quel luogo Francesco sentì il bisogno di far rivivere la natività e 15 giorni prima del Natale allestì il primo presepe vivente della storia. Il suo primo biografo, Tommaso da Celano così descrive la vicenda nella “Vita”: «Si dispone la greppia, si porta il fieno, sono menati il bue e l’asino. Si onora ivi la semplicità, si esalta la povertà, si loda l’umiltà e Greccio si trasforma quasi in una nuova Betlemme».
Così il giorno di Natale fu celebrata la Santa Messa proprio in quel primo presepe vivente (presepe da praesaepe=mangiatoia) come riporta un altro biografo di San Francesco, Bonaventura da Bagnoregio nella “Leggenda maggiore”: «I frati si radunano, la popolazione accorre; il bosco risuona di voci, e quella venerabile notte diventa splendente di luci, solenne e sonora di laudi armoniose. L’uomo di Dio (San Francesco) stava davanti alla mangiatoia, pieno di pietà, bagnato di lacrime, traboccante di gioia, Il rito solenne della messa viene celebrato sopra alla mangiatoia e Francesco canta il Santo Vangelo. Poi predica al popolo che lo circonda e parla della nascita del re povero che egli […] chiama “il bimbo di Betlemme”. Un cavaliere virtuoso e sincero, che aveva lasciato la milizia e si era legato di grande familiarità all’uomo di Dio, messer Giovanni di Greccio, affermò di avere veduto, dentro la mangiatoia, un bellissimo bimbo addormentato che il beato Francesco, stringendolo con ambedue le braccia, sembrava destare dal sonno».
Cosa successe da quel momento in poi?
Dal primo presepe nasce una consuetudine che già dal XV secolo diviene sempre più popolare, soprattutto dentro le chiese dove le statuine e gli elementi naturali rievocavano la nascita di Gesù.
Nel XVI secolo nel Regno di Napoli abbiamo quello che gli storici affermano il presepe moderno. Fu proprio in questo contesto infatti che San Gaetano Thiene iniziò a diffondere i presepi nelle chiese e nelle case e l’idea di mettere accanto alla natività episodi di vita quotidiana ambientate nelle vie di Napoli contemporanei a lui.
Così ai giorni nostri i presepi entrano nelle case, nelle Chiese, nelle piazze per rievocare uno degli episodi più importati della vita cristiana: l’incarnazione di Dio fatto uomo.
Questa tradizione, iniziata con San Francesco, vive dentro il cuore di molte persone che ogni anno portano avanti tale devozione.



