Un settore al collasso, una piattaforma informatica che va in tilt, e milioni di euro di fondi europei e del PNRR destinati ai disoccupati che rischiano di svanire nel nulla. È allarme rosso per la formazione professionale in Sicilia. Un fronte compatto, composto dai principali sindacati di categoria e dalle associazioni datoriali, ha lanciato un doppio, durissimo attacco all’amministrazione regionale e a Sicilia Digitale, denunciando una gestione caotica e fallimentare degli Avvisi 6 e 7 che sta paralizzando gli enti e lasciando al palo migliaia di cittadini in attesa di corsi.
La miccia che ha fatto esplodere la protesta è l’ennesimo blocco della piattaforma per la presentazione dei progetti della seconda finestra dell’Avviso 7. Un disservizio che, secondo sindacati e imprese, è solo l’ultimo atto di una gestione disastrosa. FLC CGIL, CISL SCUOLA, UIL Scuola RUA e SNALS non usano mezzi termini, parlando di uno “spettacolo indecoroso che da giallo alla Gadda rischia di tramutarsi in tragedia”. Il loro j’accuse è frontale: si chiedono perché sia stata cambiata una piattaforma che nella prima finestra dell’avviso aveva funzionato senza intoppi e avanzano sospetti pesanti. “Sono state esercitate pressioni da qualche Ente datoriale per cambiare le regole di accesso?”, si domandano, evocando lo spettro di “lobby, potentati e comitati d’affari” capaci di “tenere sotto scacco il sistema”.
Parallelamente, le principali associazioni datoriali (ANFoP, ASEF, CENFOP e altre) hanno inviato un appello all’assessore Mimmo Turano, chiedendo lo stop immediato di tutte le procedure e la convocazione di un tavolo tecnico. Definiscono la situazione un “blocco senza precedenti”, con enti paralizzati e cittadini privati di opportunità, parlando di “accanimento terapeutico sull’utilizzo di un sistema informatico inadeguato”.
Nel mirino di tutti c’è Sicilia Digitale, la società in-house della Regione che gestisce le piattaforme. I sindacati la accusano di “inefficienza gestionale e di programmazione con continui e insostenibili malfunzionamenti”, chiedendosi polemicamente come sia possibile che, nell’era dell’intelligenza artificiale, “in Sicilia non si possa programmare una piattaforma che regga l’afflusso massivo dei dati”.
La richiesta, unanime, è quella di un intervento politico immediato. Sia i sindacati che le associazioni datoriali chiedono la convocazione di un tavolo urgente per trovare soluzioni. Ma il tempo stringe inesorabilmente. La scadenza per certificare le spese dei fondi FSE e PNRR è fissata al 31 dicembre 2025. Senza una svolta rapida, la Sicilia rischia non solo l’ennesima figuraccia, ma soprattutto di perdere risorse vitali per la lotta alla disoccupazione, in un settore che, da volano di progresso, rischia di essere ridotto a una farsa.



