Ci sono notti che non dovrebbero conoscere l’alba, e per Favara quella appena trascorsa è una di queste. Una notte in cui il suono di uno scooter si è spento per sempre sull’asfalto, portando via con sé la vita e i sogni di Samuele Messina, di appena quindici anni. La notizia della sua morte ha attraversato la città alle prime luci del giorno come una scossa gelida, lasciando dietro di sé un silenzio irreale e un dolore che appartiene a tutti.
Le parole del sindaco, Antonio Palumbo, non sono quelle di un’istituzione, ma di un padre di famiglia che parla a nome di una comunità ferita: “Non ci sono parole per una tragedia tanto grande: in questo momento è il figlio, il fratello, il nipote di tutti noi”. È questo il sentimento che si respira a Favara, dove la morte di un adolescente non è mai un fatto privato, ma una ferita collettiva, uno strappo nel tessuto stesso della città, che si sente improvvisamente più povera e vulnerabile.
La dinamica della tragedia, nella sua essenzialità, è quella dei troppi drammi sulla strada che ogni giorno si raccontano. Una manciata di secondi, una perdita di aderenza sull’asfalto mentre era in sella al suo scooter, e il veicolo che diventa una trappola mortale. Il ragazzo è caduto, l’impatto con il suolo è stato violentissimo, concentrato purtroppo alla testa. La corsa disperata dei soccorritori, l’arrivo al pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento, la speranza appesa a un filo sottilissimo. Un filo che si è spezzato nel corso della notte, quando i medici si sono dovuti arrendere di fronte a una devastante emorragia cerebrale.
Ora, mentre una famiglia è distrutta da un dolore che non si può raccontare, ai Carabinieri della tenenza di Favara spetta il compito ingrato di ricostruire gli ultimi istanti della giovane vita di Samuele, di definire i contorni di un incidente autonomo che non ha lasciato scampo. Ma al di là dei rilievi e delle procedure, resta il lutto di un’intera città per un ragazzo di 15 anni, una delle tante, troppe vittime di una strada che continua a chiedere un tributo terribile.



