Nel 508 avanti Cristo, ad Atene, un aristocratico di nome Clistene fece una cosa apparentemente tecnica e in realtà rivoluzionaria: smontò la vecchia architettura delle fratrie e dei genè — le appartenenze ereditate, le tribù del sangue e dell’ideologia — e riorganizzò la cittadinanza attorno ai demi, le comunità territoriali. Il messaggio era netto: non conta più da quale stirpe vieni, conta dove vivi e cosa fai. Fu una rivoluzione silenziosa, senza proclami né barricate, eppure cambiò per sempre la grammatica della politica.
Ho ripensato a Clistene leggendo i risultati delle ultime amministrative siciliane. Perché qui, sotto la coltre della maledizione gattopardesca — tutto cambia perché nulla cambi — sta accadendo qualcosa che assomiglia molto a una riforma clistenica dal basso. Da almeno un decennio i siciliani stanno smontando le vecchie fratrie: la politica politicante, gli apparati, le appartenenze ereditate per tessera o per sangue. Non si chiama La Vardera, non si chiama Movimento 5 Stelle, non si chiama De Luca. È tutte queste cose insieme, ed è soprattutto un metodo: il primato del territorio concreto sull’ideologia astratta, del fare sul recitare, del demo sulla fratria.
Guardiamo la mappa. A Messina si conferma un sindaco che ha saputo fare, e basta. A Termini Imerese vince una sindaca che ha tenuto insieme la complessità delle dinamiche partitiche senza smarrire il proprio territorio. Ad Agrigento vince quasi al primo turno chi più di tutti incarna la rottura con un sistema incancrenito. Ovunque le coalizioni classiche faticano, e vincono soltanto se includono — o si lasciano guidare da — quei movimenti che hanno fatto della rottura il proprio codice. Resta Enna, dove un dinosauro si è confermato Ras: la geografia dell’eccezione che conferma la regola, l’ultimo demo in cui il vecchio genos ancora comanda.
Il caso più interessante, però, è Marsala. Qui la candidatura del centrosinistra ha avuto l’intelligenza di abbracciare da AVS a Cateno De Luca, una geometria che a Roma sembrerebbe blasfemia e che invece è la cosa più clistenica che si potesse fare: mettere insieme demi diversi attorno a un progetto concreto, anziché difendere le fratrie ideologiche. È riuscita davvero solo a Marsala, perché solo a Marsala la dotta presunzione di chi porta la verità infusa si è davvero fatta da parte, lasciando spazio al confronto tra diversi.
Questi venti, se sapranno soffiare in una sola direzione, possono diventare un laboratorio dirompente: una Sicilia che rinnega le categorie novecentesche e abbraccia la concretezza delle cose. Ma c’è una condizione, ed è la più ardua: che i nuovi protagonisti non si trasformino, a loro volta, in fratria. Che resistano alla tentazione di sostituire una verità infusa con un’altra, di rifondare il vecchio sangue con un nome nuovo.
Non è un caso che il segnale più forte arrivi da Marsala. Da qui, centosessantasei anni fa, sbarcarono Mille uomini che fecero l’Italia. Da qui, oggi, può ripartire la Sicilia che vuole farsi davvero. Senza fratrie, finalmente. Solo demi.



