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Reading: Catania. “Ti ammazzo”, poi le coltellate davanti alle figlie
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Meridio Post > Blog > Fatti > Catania. “Ti ammazzo”, poi le coltellate davanti alle figlie
Fatti

Catania. “Ti ammazzo”, poi le coltellate davanti alle figlie

Lucrezia Mirabella
Last updated: Dicembre 8, 2025 1:01 pm
Lucrezia Mirabella - Lucrezia Mirabella
Published Agosto 2, 2025
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Una banale lite per questioni di vicinato, una discussione come tante ne avvengono ogni giorno. Ma in un condominio di Catania, quella lite è degenerata in un’aggressione brutale, con l’ombra della mafia a rendere l’aria ancora più pesante. Una donna di 34 anni è stata arrestata dalla Polizia con l’accusa di aver tentato di uccidere la sua vicina, colpendola più volte con un coltello davanti alle sue figlie piccole. In manette è finito anche il marito, 36 anni, accusato di aver minacciato la stessa vittima vantando l’appartenenza al clan Cappello-Carateddi.

La spirale di violenza, secondo quanto ricostruito dalla Procura, ha avuto inizio con l’uomo. Per futili motivi condominiali, avrebbe prima aggredito verbalmente la vicina e poi anche fisicamente un suo ospite, fino a costringerlo ad andarsene. Il tutto condito da minacce esplicite, finalizzate a costringere la donna a cambiare casa, e rese più terrificanti dalla rivendicazione della sua vicinanza al clan mafioso e dalla disponibilità di armi.

Poco dopo questo atto di intimidazione, la situazione è precipitata. La moglie del 36enne ha affrontato la vicina e, al culmine della rabbia, l’ha colpita con più fendenti, urlando “ti ammazzo, ti ammazzo…”. Una sequenza di violenza agghiacciante, ripresa integralmente, in audio e video, da una telecamera di sorveglianza che ora costituisce la prova regina dell’accusa. La vittima, ferita alla spalla, all’avambraccio e al collo, è riuscita a raggiungere il pronto soccorso dell’ospedale Garibaldi, da dove sono partite le indagini.

Gli investigatori della Squadra Mobile di Catania, partendo dalla denuncia del 20 luglio, hanno messo insieme i pezzi di un puzzle dell’orrore. Le immagini della telecamera e le testimonianze hanno confermato il quadro accusatorio, portando il GIP a emettere un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per la coppia. La donna risponde di tentato omicidio aggravato dai futili motivi, l’uomo di violenza privata aggravata anche dal metodo mafioso. Un drammatico spaccato di come la prepotenza e l’arroganza criminale possano trasformare la vita quotidiana in un incubo.

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