Un boato improvviso, poi una colonna di fumo nero che ha squarciato il silenzio di Piano Lanterna poco dopo le due del mattino: un autoarticolato parcheggiato nei pressi di un’officina è stato avvolto dalle fiamme, trasformandosi in pochi minuti in una sagoma incandescente visibile fin dal porto. I primi a dare l’allarme sono stati alcuni residenti affacciati sui saloni che dominano la strada statale; svegliati dal crepitio della carrozzeria, hanno chiamato il 115 mentre tentavano di allontanare le auto in sosta nel timore che il fuoco raggiungesse i serbatoi. Sul posto è arrivata in pochi minuti una squadra dei vigili del fuoco del distaccamento di Agrigento, seguita da un’autobotte di rinforzo: l’intervento, reso complesso dalle alte temperature sviluppate dalla cabina e dal cassone telonato, è durato oltre un’ora. Solo dopo avere abbattuto gli ultimi focolai i pompieri hanno potuto avviare i rilievi congiunti con i carabinieri della stazione empedoclina, giunti nel frattempo per delimitare l’area e raccogliere le testimonianze dei vicini.
L’origine dell’incendio resta ufficialmente “in fase di accertamento”, ma gli inquirenti non escludono la matrice dolosa: sul fondo stradale, a poca distanza dall’avantreno, sono state rinvenute tracce di un liquido infiammabile che potrebbero indicare l’innesco volontario. L’ipotesi è rafforzata dall’assenza di linee elettriche in cortocircuito o di perdite di carburante che spieghino un incendio accidentale. Il proprietario del mezzo, un autotrasportatore empedoclino che effettua consegne di merci generiche tra il porto e la zona industriale di Ravanusa, è stato ascoltato a lungo nella notte: avrebbe riferito di non avere ricevuto minacce recenti né richieste estorsive, circostanza che tuttavia non basta a escludere un atto intimidatorio legato ai traffici commerciali nel retroporto.
Per Porto Empedocle non è purtroppo un episodio isolato: negli ultimi tre anni si contano una decina di veicoli dati alle fiamme con modalità analoghe, spesso rimasti senza un colpevole accertato. La Procura di Agrigento ha disposto il sequestro del relitto per gli esami tecnico-scientifici e ha incaricato i carabinieri del Nucleo investigativo di verificare eventuali collegamenti con incendi precedenti e movimenti sospetti registrati dalle telecamere di sorveglianza installate lungo l’asse viario che collega Piano Lanterna al centro cittadino. Intanto, nel quartiere il rogo riaccende la paura: per i residenti, ogni falò notturno richiama alla memoria la fragilità di una periferia dove il confine tra legalità e intimidazione sembra, ancora una volta, assottigliarsi nel buio.



