Nikita Sergeevič Krusciov, il primo segretario del PCUS a denunciare i crimini di Stalin pubblicamente, portando avanti la destalinizzazione, che ebbe come esito una pacifica convivenza con gli Stati Uniti, sebbene fosse sempre competitiva (coesistenza pacifica), fu destituito nel 1964 e sostituito con Leoníd Il’íč Bréžnev, capo dell’URSS, dal 1964 al 1982.
Breznev riabilitò in parte lo stalinismo sforzandosi di spegnere e chiudere ogni opposizione.
Nella nomenklatura comunista inserì personaggi legati a lui e fidati: amici, parenti, favorendo l’incremento della corruzione e dei privilegi che portarono alla distanza tra il partito e la società civile che subiva la repressione del regime. In
ambito economico lo sforzo di risollevare l’economia con l’agricoltura fallì creando una crisi. In politica estera cercò di riaffermare sempre di più l’egemonia dell’URSS sul movimento comunista mondiale che portò allo scontro con l’autonomia crescente dell’eurocomunismo e con la Cina.
Allo stesso tempo proseguì nella corsa agli armamenti sfidando gli USA e in posizione antiamericana furono favoriti il colonnello Gheddafi in Libia, i Palestinesi in Medio Oriente, i filo-comunisti della guerriglia in Afghanistan, che nel 1979 invase.
Con la sua fuoriuscita dal mondo Sovietico (1982 anno della sua morte) l’URSS si avviò lentamente alla liberalizzazione e verso la guida di Gorbaciov segnando la caduta del mondo comunista.



