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Reading: Blitz antimafia ad Agrigento, Canicattì, Favara e Porto Empedocle. 13 arresti
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Meridio Post > Blog > Fatti > Blitz antimafia ad Agrigento, Canicattì, Favara e Porto Empedocle. 13 arresti
Fatti

Blitz antimafia ad Agrigento, Canicattì, Favara e Porto Empedocle. 13 arresti

Angela Vella
Last updated: Dicembre 8, 2025 1:09 pm
Angela Vella
Published Luglio 10, 2025
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Non gli serviva la libertà per comandare. Dal chiuso della sua cella nel carcere di Augusta, usando uno smartphone, un boss emergente sarebbe riuscito a scalare i vertici della malavita e a gestire un imponente traffico di droga, trattando da pari a pari con i capi di Cosa Nostra agrigentina. È la scoperta sconcertante al centro di una vasta operazione antimafia che, all’alba di oggi, ha portato i Carabinieri ad arrestare 13 persone tra Agrigento, Favara, Canicattì e Porto Empedocle.

L’operazione, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, è la seconda ondata di una più ampia inchiesta che già a gennaio aveva portato a 48 arresti, colpendo le famiglie mafiose di Agrigento e Porto Empedocle, guidate rispettivamente da Pietro Capraro e Fabrizio Messina. Il blitz di oggi dimostra non solo che Cosa Nostra agrigentina è ancora pienamente operativa, ma che ha sviluppato una spaventosa capacità di mantenere inalterato il suo potere anche dietro le sbarre.

La svolta investigativa è arrivata dall’analisi forense di uno smartphone sequestrato lo scorso dicembre a James Burgio, un detenuto. Dal contenuto di quel telefono, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Agrigento hanno ricostruito la sua “esponenziale ascesa criminale”. Burgio, pur essendo recluso, sarebbe riuscito a creare e a dirigere un’associazione finalizzata al traffico di cocaina e hashish, dialogando direttamente con i vertici mafiosi in libertà.
Le indagini hanno svelato una scia di violenza e intimidazione usata dal clan per imporre il proprio controllo sul territorio. Atti intimidatori a raffica, eseguiti anche con armi da guerra come i kalashnikov, per punire chi non pagava il pizzo o chi spacciava senza autorizzazione. Tra gli episodi contestati, colpi di arma da fuoco contro l’abitazione e l’incendio dell’auto di un imprenditore per costringerlo a pagare una tangente; l’incendio di un’altra vettura per “disciplinare” uno spacciatore concorrente; e spari contro negozi e abitazioni per riscuotere debiti di droga.

All’alba di oggi, oltre 200 Carabinieri, con il supporto dei Cacciatori di Sicilia e dei nuclei cinofili, hanno chiuso il cerchio, eseguendo i 13 fermi. L’operazione non colpisce solo un traffico di droga, ma scoperchia un sistema di comando che la detenzione non era riuscita a spezzare. Un sistema che, grazie a un telefono, permetteva a un boss di continuare a seminare terrore e a fare affari anche da dietro le sbarre della sua cella.

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