Il Black Friday riempie i negozi, ma rischia di svuotare i margini d’impresa e di alterare gli equilibri del commercio tradizionale, soprattutto in Sicilia. È questa, in sintesi, la lettura di Confimprese Sicilia che, pur riconoscendo la forza attrattiva dell’evento, lo definisce un «successo dannoso» e propone di trasformarlo in una vera e propria “Festa delle Offerte di Inizio Stagione”, tarata sulle specificità del territorio.
Intanto, i numeri raccontano la portata del fenomeno. Il Black Friday 2025, spinto da una massiccia campagna fatta di messaggi sui cellulari, email, social, pubblicità e cartellonistica, è arrivato anche a Palermo e nel resto dell’Isola, estendendosi ormai a un’intera settimana di sconti tra negozi di vicinato e centri commerciali. Secondo la Black Friday Survey 2025 di PwC, l’84% dei consumatori italiani effettuerà acquisti nel periodo promozionale, con una spesa media compresa tra 190 e 246 euro a persona, in linea con l’anno precedente.
Il canale d’acquisto è sempre più ibrido: il 47% degli italiani punta sull’online, il 37% si affida ancora ai negozi fisici, il 16% utilizza formule di click&collect.
Nel Mezzogiorno, e in particolare in Sicilia, il coinvolgimento è persino superiore: Confimprese Sicilia rileva che il 92% dei consumatori dichiara di voler approfittare delle promozioni. Ma questo entusiasmo si scontra con una realtà economica più fragile: la Nota al DEFR 2026-2028 dell’Assemblea Regionale Siciliana segnala consumi in crescita meno dinamica rispetto alla media nazionale e oltre il 40% della popolazione a rischio povertà o esclusione sociale.
«Va detto che il Black Friday, nella sua forma ormai divenuta tradizionale, rappresenta un appuntamento consolidato del commercio moderno», osserva Giovanni Felice, coordinatore regionale di Confimprese Sicilia. «Per molte imprese è un momento capace di accelerare le vendite, ridurre gli stock e attrarre nuovi clienti grazie alla forte comunicazione e alla spinta promozionale tipica del periodo». Tra gli aspetti positivi cita l’incremento immediato delle vendite, la possibilità di smaltire la merce stagionale, una maggiore visibilità anche per le realtà più piccole e il fatto che molte famiglie utilizzano il Black Friday per effettuare acquisti programmati di beni utili approfittando di sconti reali.
Accanto ai vantaggi, però, Confimprese mette in fila le criticità. «Tra gli svantaggi – prosegue Felice – c’è l’anticipo e lo spostamento degli acquisti natalizi: il Black Friday intercetta una quota sempre più ampia della spesa per i regali, cannibalizzando le vendite di dicembre, periodo tradizionalmente cruciale per il commercio». A questo si aggiunge il crescente squilibrio tra e-commerce e negozi a posto fisso: in molte aree del Paese, e sempre più anche in Sicilia, le vendite online hanno raggiunto o superato quelle del commercio tradizionale. «Un evento così fortemente trainato dall’online – sottolinea – consolida questo divario, penalizzando le attività fisiche che dispongono di minori strumenti competitivi».
Ulteriore elemento di criticità è la compressione dei margini, in un momento in cui la stagione invernale comincia davvero, specie in Sicilia: forti sconti in avvio di stagione riducono la redditività proprio quando la merce è più richiesta.
Sul piano normativo, Confimprese Sicilia evidenzia come il Black Friday sia oggi in una sorta di area grigia. La disciplina regionale sulle vendite promozionali fa riferimento alla legge 25 marzo 1996, n. 9: l’articolo 7, comma 1, prevede che le vendite promozionali con sconti o ribassi, pubblicizzate come occasioni favorevoli di acquisto, possano riguardare un massimo di cinque prodotti per ciascuna tabella merceologica. Considerato che ormai le tabelle sono sostanzialmente due (alimentari e non alimentari), in teoria i prodotti promozionabili nel Black Friday sarebbero solo cinque. «È evidente – rileva l’associazione – che per dare certezza del diritto e non soffocare l’iniziativa imprenditoriale occorre un intervento immediato».
Da qui la proposta: ripensare il modello e creare un “Black Friday siciliano” collocato nei periodi di transizione stagionale. Felice spiega che il venir meno delle “mezze stagioni” provoca lunghe fasi di stallo nelle vendite: da inizio settembre a fine ottobre e da fine marzo a maggio inoltrato, le temperature rendono poco appetibile sia la merce estiva sia quella invernale. In queste settimane di “terra di nessuno” commerciale, due campagne promozionali istituzionali, fissate per decreto regionale tra settembre e ottobre e tra marzo e aprile, potrebbero ridare fiato ai fatturati di una rete commerciale in cronica sofferenza.
«Si obietterà che si comprimono ulteriormente i margini – conclude Felice – ma in quei periodi si potrebbero aumentare i volumi di vendita, intercettando una domanda altrimenti ferma. Oggi molte attività fanno già promozioni di mid season, spesso in ordine sparso, favorendo le realtà più strutturate. Un calendario definito e condiviso di una “Festa delle Offerte di Inizio Stagione” permetterebbe invece di valorizzare l’intero sistema del commercio di prossimità siciliano».



