Duro atto d’accusa della Corte dei Conti in un dossier di 101 pagine: conti in rosso per la mobilità passiva, caos prenotazioni e il “giallo” delle prestazioni cancellate senza cure.
È una radiografia impietosa quella che la magistratura contabile ha scattato sullo stato di salute della sanità siciliana. Un dossier corposo, centouno pagine fitte di rilievi e criticità, è atterrato in queste ore sulle scrivanie dell’Assessorato di Piazza Ottavio Ziino. I giudici della Corte dei Conti non usano mezzi termini per descrivere un sistema che fa acqua da tutte le parti, mettendo sotto la lente d’ingrandimento la gestione guidata dal dipartimento di Daniela Faraoni, ora chiamata a fornire urgenti controdeduzioni tecniche.
Il primo dato che salta agli occhi è l’emorragia finanziaria causata dalla cosiddetta “mobilità passiva”. Nel solo 2022, la Sicilia ha bruciato quasi 126 milioni di euro per rimborsare le cure che i cittadini sono stati costretti a cercare oltre lo Stretto. Un esodo forzato strettamente connesso all’incubo delle liste d’attesa, che spinge i pazienti a fuggire o, in alternativa, a mettere mano al portafogli. Qui si innesta il secondo paradosso rilevato dai giudici: mentre il servizio pubblico annaspa, prolifera l’attività intramoenia. I medici operano privatamente all’interno degli ospedali pubblici senza che vi siano, secondo la Corte, adeguati controlli o limiti organizzativi, creando una corsia preferenziale a pagamento che stride con i ritardi biblici dell’offerta istituzionale.
Ma è sulla gestione dei dati e delle prenotazioni che l’analisi diventa severissima. Il sistema Sovracup, teoricamente il fiore all’occhiello per la digitalizzazione tramite Spid o Cie, viene bollato come inefficace: non dialoga correttamente con i CUP delle singole aziende (manca l’interoperabilità), non offre un quadro completo dell’offerta e, di fatto, non risolve l’ingorgo delle richieste. Anzi, si profilerebbe addirittura una violazione normativa riguardante il blocco delle liste.
Ancor più inquietante è il capitolo dedicato alla “pulizia” delle liste d’attesa. I magistrati contabili denunciano un vero e proprio “colpo di spugna” statistico: a seguito delle attività di recall e bonifica dei database, oltre il 90% delle prestazioni specialistiche e l’80% dei ricoveri in attesa sono stati eliminati dai terminali. Il problema? Questa cancellazione massiva è avvenuta senza che l’attività sanitaria sia stata effettivamente erogata. I pazienti sono spariti dalle liste, ma non sono stati curati.
Il quadro si chiude con il fallimento tecnologico e lo spreco di risorse. Nonostante milioni di euro stanziati (di cui 4,2 milioni già persi per mancato raggiungimento obiettivi), il sistema informativo direzionale non è ancora attivo e i dati forniti dalle Asp risultano spesso disallineati o “autodichiarati” senza riscontri oggettivi. Anche sul fronte economico i conti non tornano: per recuperare l’arretrato sono stati spesi oltre 111 milioni di euro, a fronte di uno stanziamento regionale di appena 55 milioni, evidenziando una pianificazione delle risorse del tutto insufficiente.



