– Il compito dell’esperto
Lo storico ha il compito di raccontare, di far riflettere sugli eventi trascorsi.
E il ricordo di oggi si trasforma in esercizio di memoria. Il giorno della memoria!
– I fatti
Il 27 gennaio del 1945 l’Armata rossa liberò i prigionieri rimasti vivi ad Auschwitz rivelando al mondo i crimini nazisti.
Nei campi di sterminio si raggiunse l’apice della cattiveria umana: “homo homini lupus”, ovvero l’uomo lupo per l’altro uomo, pronto a piegarlo, a sfruttarlo, a spogliarlo della propria dignità.
Quando sul fronte occidentale le truppe americane liberarono il primo campo di concentramento Ohrdruf, il comandante delle forze Alleate Eisenhower, futuro presidente degli USA, disse ai suoi uomini di fotografare tutto, di documentare il più possibile l’orrore nazista.
– Azioni disumane
La malvagità scientificamente organizzata e precisa che i nazisti attuarono fu orribile e disumana.
La “soluzione finale” ha origine dall’odio verso gli ebrei, colpevoli, secondo l’ideologia nazista, di aver complottato contro la Germania. In realtà l’antisemitismo era parte fondamentale del programma nazista e tale si doveva attuare.
-Il dovere del ricordo
La triste realtà dei campi di sterminio sono un monito per tutti. Il dovere di ricordare, di riflettere, di stare in silenzio per ascoltare i testimoni, gli uomini e le donne che vissero tale orrore.
Alberto Mieli, un superstite italiano morto nel 2018, disse: “noi siamo stati liberati fisicamente, ma non c’è ora del giorno o della notte che la nostra mente non ritorni a vagare in quei luoghi orribili”.
-Esperienza personale
Nel 2017 sono stato nel campo di concentramento di Sachenausen, vicino Berlino, accompagnando i miei alunni in viaggio di istruzione. L’impressione immediata è stata la vastità del campo, immaginare gli orrori verificatisi in quel luogo, sentire le testimonianze e soprattutto il religioso silenzio di tutti, anche degli alunni più vivaci.
-Ascolto in silenzio
E di fronte a questo orrore che le parole dello storico, del cronista, della storia stessa tacciono e fanno parlare i testimoni verso cui in religioso silenzio ci poniamo in ascolto e riflessione:
“Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi”. (Primo Levi)



