Un sistema complesso, cresciuto per stratificazioni normative e differenze territoriali, che oggi viene chiamato a un salto di qualità: è la fotografia che emerge dalla deliberazione n. 15/2025 della Sezione di controllo per gli affari europei e internazionali della Corte dei conti, dedicata alla prevenzione e al contrasto di irregolarità, frodi, corruzione e conflitti di interesse nella gestione della Politica agricola comune.
Il punto di partenza è la struttura stessa dei pagamenti. In Italia opera un sistema nazionale di Organismi pagatori definito articolato, composto da 11 enti. Una pluralità che, nel tempo, ha generato prassi e strumenti non sempre allineati. Dal 2023, però, la Corte registra una spinta più netta verso l’innovazione: revisioni di procedure e metodologie, aggiornamenti tecnologici, formazione, con una maggiore consapevolezza dell’esigenza di rafforzare i presìdi antifrode. Allo stesso tempo, il documento segnala che gli effetti delle modifiche sono ancora in parte da consolidare: il processo di cambiamento è avviato, ma non concluso.
Un capitolo sensibile riguarda il ricorso alle deleghe. Nella gestione del fascicolo aziendale e in alcune attività di controllo, la catena operativa coinvolge anche soggetti esterni, inclusi servizi regionali e strutture come i Centri di assistenza agricola (Caa). Il messaggio della Corte è chiaro: delegare non significa trasferire la responsabilità. L’Organismo pagatore resta tenuto a esercitare vigilanza e verifiche sull’operato del delegato, perché è proprio nei passaggi intermedi che possono aprirsi varchi di vulnerabilità.
Il quadro numerico, ricostruito attraverso le comunicazioni all’Olaf dal 2003 fino a dicembre 2024, restituisce la dimensione economica del problema: 8.008 segnalazioni complessive, con un importo irregolare da recuperare pari a 613,9 milioni di euro. Di questi, 256,9 milioni risultano recuperati, mentre 356,9 milioni sono ancora da recuperare. Vengono inoltre indicati 90 casi considerati irrecuperabili per circa 93,5 milioni.
Nel documento torna anche il tema del ruolo dei Caa, richiamato per il ripetuto coinvolgimento di operatori in condotte fraudolente: si citano 84 sentenze di condanna nel quadriennio 2020-2023 e una quota di operatori sospesi per gravi violazioni pari al 4% del totale. È un indicatore che, per la Corte, rafforza l’esigenza di controlli più stringenti e uniformi.
La parte prospettica guarda alla tecnologia: cresce l’impiego di strumenti satellitari e piattaforme informatiche per verificare disponibilità giuridica dei terreni e reale destinazione agricola. In questo contesto viene valorizzata la sperimentazione di strumenti di analisi del rischio come Arachne, con l’obiettivo di spostare l’asse dalla sola repressione alla prevenzione. Ma resta un problema di fondo: la frammentazione dei sistemi informativi, perché non tutti gli Organismi pagatori utilizzano la stessa infrastruttura. Da qui l’insistenza, nelle raccomandazioni, su interoperabilità, banche dati uniche, standard comuni, formazione condivisa e vigilanza effettiva sulle attività delegate. Un cambio di passo che, nella lettura della Corte, è necessario per rendere più robusta e trasparente la macchina dei fondi Pac.



