Modica – È stato individuato e fermato il presunto responsabile dell’incendio che, nei giorni scorsi, ha distrutto tre auto civetta della Guardia di Finanza parcheggiate accanto alla tenenza di corso Umberto. Si tratta di un uomo di origine tunisina, bloccato al termine di un’operazione notturna congiunta che ha visto lavorare fianco a fianco polizia, carabinieri e fiamme gialle.
L’identificazione è arrivata dopo l’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti nella zona. Le registrazioni hanno fornito agli investigatori elementi ritenuti utili a ricostruire i movimenti dell’uomo nelle ore immediatamente precedenti e successive al rogo, permettendo di circoscrivere il quadro dei sospetti fino a far scattare il fermo.
L’incendio, divampato nelle ore notturne, aveva subito fatto scattare l’allarme: le fiamme avevano avvolto le tre vetture di servizio mimetizzate, utilizzate per le attività investigative sul territorio, provocandone la distruzione. L’episodio era apparso da subito come un segnale grave, sia per le modalità con cui è stato messo in atto, sia per il bersaglio scelto, diretto contro mezzi in uso a un corpo di polizia economico-finanziaria.
Le motivazioni che avrebbero spinto l’uomo ad agire restano al momento da chiarire. Gli inquirenti considerano comunque il gesto come un atto deliberato e stanno approfondendo ogni possibile pista per comprenderne il contesto e le eventuali connessioni con l’attività di controllo svolta dalla Guardia di Finanza sul territorio modicano.
Di fronte all’accaduto, istituzioni locali e rappresentanti del territorio hanno espresso piena solidarietà alle forze dell’ordine, condannando l’episodio come un attacco diretto allo Stato e alla presenza dello Stato nella città. Il rogo delle auto civetta è stato letto non solo come danneggiamento di beni pubblici, ma come tentativo di intimidire chi è chiamato quotidianamente a contrastare illegalità e traffici illeciti.
Il fermo dell’uomo di origine tunisina rappresenta un primo punto fermo in un’inchiesta che prosegue per definire con precisione ruoli, responsabilità e contesto della vicenda. Sarà ora l’autorità giudiziaria a valutare gli elementi raccolti e a decidere i successivi passi procedurali, mentre le forze dell’ordine restano impegnate a presidiare il territorio e a rafforzare i dispositivi di sicurezza attorno agli obiettivi sensibili.



