Meridio PostMeridio PostMeridio Post
Notification Show More
Font ResizerAa
  • Home
  • Edizioni Locali
    • Agrigento
    • Caltanissetta
    • Catania
    • Enna
    • Messina
    • Palermo
    • Ragusa
    • Trapani
    • Salento
  • Fatti
  • Esteri
  • La Politica
  • Cultura
    • Eventi
    • Finestra sulla Storia
    • Miti e Legende
    • Riflessioni per l’oggi e il domani…
    • Teatro
    • Tradizioni
  • Economia
  • Ambiente
  • Lifestyle
    • Animali
    • Benessere
    • Cinema e Tv
    • Food
    • Opinioni
    • Formazione
    • Stile e Trend
    • Universi Digitali
  • Luoghi
  • Meteo
  • Sport
    • Calcio
Reading: Musumeci, la Sicilia e il sistema che non vuole vedersi
Share
Font ResizerAa
Meridio PostMeridio Post
Search
  • Home
  • Edizioni Locali
    • Agrigento
    • Caltanissetta
    • Catania
    • Enna
    • Messina
    • Palermo
    • Ragusa
    • Trapani
    • Salento
  • Fatti
  • Esteri
  • La Politica
  • Cultura
    • Eventi
    • Finestra sulla Storia
    • Miti e Legende
    • Riflessioni per l’oggi e il domani…
    • Teatro
    • Tradizioni
  • Economia
  • Ambiente
  • Lifestyle
    • Animali
    • Benessere
    • Cinema e Tv
    • Food
    • Opinioni
    • Formazione
    • Stile e Trend
    • Universi Digitali
  • Luoghi
  • Meteo
  • Sport
    • Calcio
Follow US
nello musumeci
Meridio Post > Blog > La Politica > Musumeci, la Sicilia e il sistema che non vuole vedersi
La Politica

Musumeci, la Sicilia e il sistema che non vuole vedersi

Claudia Nolfo
Last updated: Novembre 16, 2025 4:20 pm
Claudia Nolfo - Claudia Nolfo
Published Novembre 16, 2025
Share
ROME, ITALY - SEPTEMBER 27: Minister for Civil Protection and Maritime Policies Nello Musumeci holds a press conference at the end of the Council of Ministers ,on September 27 , 2024 in Rome, Italy. Photo by Simona Granati - Corbis/Corbis via Getty Images)
SHARE
Primevideo

PALERMO – Nello Musumeci, da ministro del governo nazionale ed ex presidente della Regione, nelle ultime ore ha usato un linguaggio meno felpato del consueto lessico istituzionale per rimettere al centro una verità che in Sicilia tutti conoscono e pochi pronunciano ad alta voce: esiste un “sistema” che precede e supera la singola inchiesta giudiziaria, e che la politica ha scelto per decenni di non guardare.

Nel mirino non c’è solo il terremoto che ha investito la nuova Democrazia cristiana di Totò Cuffaro. Musumeci allarga l’inquadratura e richiama una diagnosi che attribuisce a Giuseppe Alessi, primo presidente della Regione: una Regione fondata sul clientelismo e sul consociativismo d’aula. Non un incidente, non una deviazione, ma una struttura di potere. A pronunciarlo, stavolta, è un uomo che a Palazzo d’Orleans c’è stato, e che rivendica di essersi trovato spesso “di traverso” rispetto a quei meccanismi.

Il ragionamento è netto: in Sicilia, per anni, chi voleva “starci dentro” ha dovuto accettare regole non scritte, fatte di pacchetti di voti, di fedeltà personali, di votazioni ribaltate al riparo del voto segreto. Gli altri – quelli che hanno provato a smontare il gioco – sono diventati un problema, da isolare o ridimensionare. Il ministro non usa giri di parole e invita a non fingere stupore di fronte all’ennesima indagine: il punto, dice in sostanza, è il terreno che ha reso possibili quelle pratiche.

Accanto alla diagnosi sul sistema regionale, c’è la difesa del governo Meloni. Musumeci rivendica stabilità, conti sotto controllo, un ruolo internazionale che definisce più autorevole, e parla di una “sparuta parte della magistratura” che, a suo dire, agirebbe con obiettivi politici. Un’affermazione pesante, che rischia di alzare ulteriormente la temperatura in una fase in cui il confronto tra politica e procure, in Sicilia, è già teso.

La Sicilia, nel suo racconto, resta laboratorio di contraddizioni: l’emergenza idrica vissuta in un territorio dove, dice, l’acqua non mancherebbe ma non viene gestita; l’Assemblea regionale legata mani e piedi a uno strumento, il voto segreto, che nessuno ha davvero il coraggio di toccare perché utile a tenere in scacco governi e maggioranze. Non sono considerazioni astratte: Musumeci le lega direttamente alla sua esperienza di ex governatore, segnata da franchi tiratori e sedute d’aula finite in modo ben diverso dalle previsioni della vigilia.

Poi il passaggio destinato a restare: «Attenzione a non lasciarci sodomizzare dal Palazzo». Scelta di parole urticante, ma coerente con lo stile di chi preferisce provocare piuttosto che annacquare. Dietro l’immagine, l’idea che il Palazzo – l’intreccio fra burocrazia, politica, interessi – tenda a inghiottire ogni diversità, rendendo simili, col tempo, anche quelli che nascono per “cambiare tutto”. Da qui l’appello a conservare una “differenza di comportamento”, pena diventare uguali a chi si contesta.

Alla convention di Fratelli d’Italia a Palermo, Musumeci si è soffermato anche sul presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, invitandolo ad andare avanti “con serenità e autorevolezza” e assicurando che «non abbiamo scheletri nell’armadio», ma ammonendo sulla necessità di tenere “molto alta” l’attenzione, soprattutto verso chi si ha accanto, “a un palmo di distanza”. Parole che arrivano mentre lo stesso Galvagno è indagato per ipotesi di peculato, falso, truffa e corruzione e che quindi si collocano in un equilibrio delicato, tra solidarietà di partito e consapevolezza del clima.

Sul fondo resta la scelta del presidente della Regione Renato Schifani di ribadire che la legislatura andrà avanti “fino alla fine”, forte di numeri e risultati rivendicati come prova di stabilità. Ma lo scenario è quello di una coalizione scossa da un’inchiesta che ha colpito uno dei suoi pilastri storici e che costringe il centrodestra a misurarsi, ancora una volta, con il rapporto ambiguo fra gestione del potere e confine della legalità.

Il nodo vero, però, è culturale. Quando un ex presidente della Regione ammette che il clientelismo è stato la grammatica ordinaria della politica siciliana, racconta una realtà che va oltre i singoli nomi e le singole inchieste. Significa riconoscere che quello che per anni è stato considerato “normale” era, in realtà, parte del problema. E trasformare questa presa d’atto in riforme vere – sulle regole d’aula, sulla selezione della classe dirigente, sulla trasparenza – è la sfida che nessuno, finora, ha davvero avuto la forza o la volontà di affrontare fino in fondo.

Share This Article
Facebook Email Print
Leave a Comment

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

- Link Consigliato -
Ad imageAd image
about us

Meridio Post è un supplemento del quotidiano telematico Palermo Post iscritto al N5 del registro stampa del Tribunale di Palermo. Contribuisce all’audience di Media Post Network E-mail: info@meridiopost.it

Editore: Mediartika P.Iva 07278520825

Chi Siamo

Meridio Post in procinto di Registrazione presso il Tribunale di Palermo. Editore: Mediartika P.Iva 07278520825 Redazione:Via Ugo La Malfa, 62, Palermo, Sicilia mail: info@meridiopost.it

Network

  • Palermo Post
  • Trapani Post
  • Salento Post
  • Catania Post
  • Messina Post
  • Agrigento Post

Network

  • Ragusa Post
  • Caltanissetta Post
  • Enna Post
  • Paese delle Streghe
  • Teatro in Polvere
  • NewtonLab24

Network

  • Sport in Sicilia
  • Be in Sicily
  • Bomba Sicilia
  • Misto Lana
  • Cinema senza Barriere

Info

  • Privacy Policy
  • La Redazione
  • Termini e Condizioni
  • Segnalazioni
  • Pubblicità
  • Codice Etico
logo
Welcome Back!

Sign in to your account

Username or Email Address
Password

Lost your password?