PALERMO, 14 novembre 2025 – L’ex presidente della Regione Siciliana Salvatore Cuffaro si è presentato questa mattina davanti al giudice per le indagini preliminari di Palermo per l’interrogatorio di garanzia nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti pilotati. Davanti alla gip Carmen Salustro, Cuffaro ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere, ma ha comunque reso una breve dichiarazione spontanea.
Il politico è indagato, insieme ad altre 17 persone, per associazione per delinquere, corruzione e turbativa d’asta. Per lui la Procura ha chiesto l’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari. Sarà ora la giudice a valutare gli atti depositati, il contenuto delle dichiarazioni rese e la richiesta avanzata dall’ufficio di procura, prima di pronunciarsi sull’eventuale emissione dell’ordinanza cautelare.
Cuffaro non ha risposto alle domande della gip, limitandosi a intervenire con una dichiarazione spontanea, come consentito dal codice di procedura penale. Al termine dell’atto, ha lasciato il Palazzo di giustizia senza rilasciare commenti ai giornalisti in attesa.
Prima di entrare in tribunale, l’ex governatore è stato raggiunto da cronisti e telecamere all’ingresso del Palazzo di giustizia. Circondato dai giornalisti e affiancato dai suoi legali, gli avvocati Marcello Montalbano e Giovanni Di Benedetto, si è limitato a pronunciare poche parole: «Ho fiducia nella giustizia». Nessuna ulteriore dichiarazione sul merito delle accuse o sul contenuto dell’indagine.
Al Palazzo di giustizia si sono presentati anche il capogruppo della Democrazia Cristiana all’Assemblea regionale siciliana, Carmelo Pace, e Antonio Abbonato, collaboratore di Cuffaro, a testimonianza della vicinanza politica e personale in una fase delicata del procedimento.
L’indagine della Procura di Palermo ipotizza, a vario titolo, un sistema associativo finalizzato a condizionare gare e appalti pubblici attraverso condotte di turbativa d’asta e episodi corruttivi. La posizione di Cuffaro, come quella degli altri 17 indagati, sarà vagliata dal giudice nel prosieguo dell’iter giudiziario, a partire proprio dalla decisione sulla richiesta di misura cautelare.
Come per tutti gli indagati, anche per l’ex presidente della Regione vale il principio di presunzione di innocenza.



