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Reading: Droga a Gela, blitz contro il clan Rinzivillo
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Meridio Post > Blog > Fatti > Droga a Gela, blitz contro il clan Rinzivillo
Fatti

Droga a Gela, blitz contro il clan Rinzivillo

Valentina Abela
Last updated: Dicembre 8, 2025 12:45 pm
Valentina Abela - Valentina Abela
Published Settembre 17, 2025
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I Carabinieri del Comando provinciale di Caltanissetta hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip su richiesta della Procura nissena – Direzione distrettuale antimafia – nei confronti di 15 indagati. Le contestazioni, a vario titolo, riguardano l’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti (articolo 73 del Testo unico), il porto e la detenzione abusiva di armi e munizioni e altri reati, con l’aggravante di aver favorito Cosa nostra, in particolare la famiglia di Gela riconducibile al clan Rinzivillo.

Secondo il quadro indiziario ritenuto dal giudice, tra maggio 2024 e giugno 2025 il gruppo avrebbe gestito un canale stabile di approvvigionamento di hashish e cocaina – e in misura minore di crack – rifornendosi prevalentemente nel Nord Italia (Lombardia e Liguria), con episodi anche da Calabria e Palermo. La merce, una volta giunta in provincia, veniva trasportata e stoccata a Gela in basi logistiche dedicate, da cui sarebbe poi partita la distribuzione alle piazze di spaccio del territorio nisseno, con la realtà gelese indicata come snodo principale.

Fra i destinatari della misura figura un soggetto già arrestato in flagranza, nel corso delle indagini, per detenzione di armi e droga: per lui l’ordinanza è stata notificata in carcere. Altri tre indagati, già detenuti negli istituti di Agrigento, Messina e Ancona, avrebbero continuato a partecipare alla vita del sodalizio dall’interno, sfruttando telefoni cellulari di cui sarebbero riusciti a mantenere la disponibilità.

L’inchiesta, battezzata “The Wall”, rappresenta un nuovo segmento investigativo di “Antiqua”, operazione che a maggio 2024 portò a nove arresti per associazione mafiosa (famiglia di Campofranco) ed estorsioni, armi e droga. Una parte dei soggetti raggiunti da quella misura è già stata condannata in primo grado con rito abbreviato. In “The Wall” hanno assunto rilievo intercettazioni di conversazioni su forniture di stupefacenti tra un cittadino albanese, pluripregiudicato e residente nell’hinterland milanese, e un ex avvocato già iscritto al Foro di Gela, sospeso perché condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Dalle captazioni emergerebbero l’autonomia dei sodali nella collocazione al dettaglio della droga e i collegamenti operativi con esponenti di Cosa nostra delle famiglie di Gela (Rinzivillo) e di Campofranco, anche per la disponibilità di armi.

Le attività tecniche e i servizi sul territorio (osservazioni, pedinamenti) hanno delineato ruoli e modus operandi. La base operativa sarebbe stata individuata a Gela: nei capi di imputazione cautelari sono contestati complessivamente 32 episodi di cessione o detenzione illecita, anche di ingente quantità. I proventi del traffico, secondo le risultanze, confluivano in una cassa comune, il “salvadanaio”, utilizzata – oltre che per le spese correnti del gruppo – per contribuire al mantenimento dei detenuti (spese legali e acquisti dedicati) e per remunerare un operatore incaricato di pilotare droni destinati a recapitare in carcere telefoni e stupefacenti.

Proprio l’uso di droni costituisce uno degli aspetti più peculiari dell’indagine: in una circostanza è stato documentato il tentativo di consegnare a un ristretto della casa circondariale di Messina tre telefoni cellulari, circa 100 grammi di hashish e 20 di cocaina. L’apparecchio volante è stato abbattuto nei pressi dell’istituto dalla Polizia penitenziaria. Per schermarsi dai controlli, gli indagati avrebbero privilegiato incontri in presenza – spesso in un bar riconducibile a uno di loro – e l’impiego di decine di schede telefoniche intestate fittiziamente a stranieri. Durante videochiamate, mediante app di messaggistica, avrebbero mostrato piccoli “pizzini” con quantità e tipologie della merce o indicato numeri alternativi su cui proseguire le conversazioni. Dalle perquisizioni sono emerse immagini salvate nei telefoni di alcuni indagati che ritraevano droga, mazzette di contanti e persino una pistola smontata, con messaggi sulle modifiche tecniche da apportare. Per i trasporti, infine, il gruppo si sarebbe servito di auto a noleggio intestate a un’agenzia, variando spesso i veicoli per evitare ricorrenze riconducibili agli utilizzatori.

Nel corso degli accertamenti sono scattati due arresti in flagranza, otto denunce a piede libero e il sequestro complessivo di 1,250 chilogrammi di hashish e 121 grammi di cocaina. Recuperata anche una pistola Beretta mod. 71 calibro .22 con matricola abrasa, completa di caricatore e 49 cartucce, oltre a bossoli, inneschi e materiale per il ricaricamento di munizioni calibro 12 e 16.

Accogliendo le richieste della Dda, il giudice per le indagini patrimoniali ha disposto la custodia in carcere per 13 indagati e gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico per altri due. Una persona risulta al momento irreperibile ed è attivamente ricercata. Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari: per tutti i coinvolti vale la presunzione di innocenza fino a eventuale condanna definitiva.

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