PALERMO – Un’esplosione di violenza brutale ha squarciato la normalità di un martedì pomeriggio nel cuore di Palermo. Via Maqueda, l’arteria pedonale solitamente percorsa da un flusso pacifico di turisti e cittadini, si è trasformata in un’arena a cielo aperto intorno all’ora di pranzo. Uno scontro feroce, combattuto con coltelli e bottiglie di vetro spaccate, ha seminato il panico, macchiando di sangue l’asfalto del centro storico.
L’epicentro della follia è stato localizzato all’altezza del vicolo Santa Rosalia, dove due fazioni contrapposte, composte da una decina di cittadini di origine tunisina, hanno dato vita a un regolamento di conti di una ferocia inaudita. In pochi attimi, la strada è diventata una trappola. Scene di panico collettivo hanno visto decine di visitatori, molti con bambini, cercare disperatamente una via di fuga tra i tavolini dei locali e le vetrine dei negozi. Molti si sono rifugiati all’interno delle attività commerciali, i cui gestori si sono affrettati a proteggere i clienti terrorizzati.
L’aggressione, fulminea e spietata, ha mostrato un livello di sfrontatezza allarmante, avvenendo in pieno giorno e in uno dei luoghi più sorvegliati e frequentati della città. L’obiettivo dei contendenti era chiaramente quello di ferire, incuranti delle conseguenze e delle persone innocenti che si sono trovate involontariamente ad assistere a una scena da guerriglia.
L’intervento di una pattuglia dei Carabinieri ha posto fine allo scontro, ma la conformazione del centro storico, con il suo dedalo di vicoli, ha permesso ai responsabili di dileguarsi e far perdere le proprie tracce. Sul posto sono rimasti i segni della violenza e uno sgomento palpabile tra chi ha assistito alla scena.
Le prime indagini ipotizzano che la causa scatenante della rissa sia da ricercare nella lotta per il controllo del territorio e delle attività di spaccio di sostanze stupefacenti. Un conflitto sotterraneo tra bande criminali che ora emerge con prepotenza alla luce del sole, mettendo a repentaglio la sicurezza pubblica e offrendo un’immagine devastante della città. L’episodio solleva interrogativi urgenti sulla gestione dell’ordine pubblico in un centro storico che rischia di diventare ostaggio di degrado e criminalità.



