PALERMO — Un rientro a casa si è trasformato in una rapina violenta nel cuore della città antica. Ieri sera, venerdì 22 agosto, in via Case Nuove — l’arteria che collega via Maqueda al mercato di Ballarò — un commerciante originario del Bangladesh è stato circondato da un gruppetto di giovani indicati come di origine tunisina, picchiato e derubato dell’incasso e del monopattino con cui si stava spostando. L’uomo aveva appena abbassato la saracinesca del negozio su via Maqueda e, a pochi passi dal portone di casa, è stato bloccato e costretto a consegnare denaro e telefono, prima di essere colpito ripetutamente.
Trasportato in ospedale, il commerciante ha riportato traumi alla testa, a un braccio, all’addome e a una gamba. Le ferite, seppur evidenti, non hanno messo a rischio la sua vita: dopo le medicazioni, è stato dimesso e ha fatto rientro a casa con fasciature ben visibili su capo, addome e arti. La dinamica, rapida e aggressiva, conferma la vulnerabilità di chi si muove in orari serali con la cassa della giornata, soprattutto lungo le strade di raccordo del centro storico.
L’episodio ha rilanciato le preoccupazioni di residenti e operatori del settore ricettivo nell’area compresa tra via Maqueda e Ballarò. Chi vive e lavora nella zona racconta di episodi ripetuti e di un clima di crescente insicurezza che incide anche sull’attrattività turistica. Non sono rari i casi, riferiscono alcuni gestori di case vacanza, di viaggiatori che chiedono di modificare o annullare le prenotazioni per timore di muoversi dopo il tramonto nelle vie meno illuminate e più isolate. Un segnale che pesa su un quartiere che negli ultimi anni ha costruito una parte importante della propria economia su accoglienza, cibo di strada e movida.
La rapina di via Case Nuove arriva in un contesto urbano dove vitalità e fragilità convivono porta a porta: la folla diurne di via Maqueda e l’energia di Ballarò lasciano spesso, nelle ore serali, spazi di ombra in cui chi rientra da solo diventa un bersaglio facile. I residenti indicano come punti critici l’illuminazione discontinua, i vicoli di passaggio e gli orari di chiusura dei negozi, quando la presenza di persone in strada cala rapidamente.
Resta la ferita per un lavoratore colpito mentre tornava a casa dopo la giornata in bottega e la frustrazione di una comunità che chiede condizioni minime di serenità per vivere e accogliere. Nel quartiere, intanto, si rafforzano le reti di vicinato: messaggi di allerta nelle chat condominiali, attenzione condivisa nei momenti di rientro, inviti a non muoversi da soli nei tratti più isolati. In attesa che la quotidianità del centro storico torni a coincidere con l’immagine di una Palermo viva, popolare e, soprattutto, sicura per chi ci abita e per chi la visita.



