Cibo avariato e con la muffa pronto per essere servito ai clienti, lavoratori in nero sfruttati in condizioni di insicurezza e uscite di emergenza bloccate. È lo scenario da incubo scoperto da una task force interforze in un bar-ristorante nella zona di piazza Europa a Catania. Un blitz che ha portato alla sospensione immediata dell’attività, a una denuncia penale per il titolare e a una raffica di sanzioni per oltre 20.000 euro.
L’operazione, coordinata dalla Polizia di Stato, ha visto la partecipazione di tutte le autorità competenti: Polizia Locale, Ispettorato del Lavoro, Corpo Forestale e i diversi dipartimenti dell’Asp, dall’Igiene Pubblica alla Veterinaria. Un controllo a 360 gradi che ha scoperchiato un vaso di Pandora di illegalità.
Il capitolo più allarmante è quello della sicurezza alimentare. Ben 196 kg di alimenti, tra carne, pesce e preparati, sono stati sequestrati e distrutti sul posto perché ritenuti un grave pericolo per la salute pubblica: senza alcuna tracciabilità, in parte scaduti e persino con evidente presenza di muffa. Le condizioni igienico-sanitarie erano così critiche che i tecnici dell’Asp hanno disposto la chiusura immediata di un laboratorio di preparazione annesso al locale.
Ma i pericoli non erano solo per i clienti. All’interno lavoravano due persone “in nero”, una violazione che ha fatto scattare la sospensione dell’intera attività imprenditoriale fino alla loro regolarizzazione. Inoltre, gli ispettori della sicurezza sul lavoro (Spresal) hanno riscontrato un’incredibile catena di violazioni: spogliatoi inadeguati, uscite di emergenza e quadri elettrici ingombrati, scaffalature non ancorate e carenza di segnaletica. Una trappola per i dipendenti che è costata al titolare una denuncia penale.
A completare il quadro, le sanzioni della Polizia Locale per l’occupazione abusiva di suolo pubblico e la musica non autorizzata. Curiosamente, un controllo effettuato poco dopo in una gastronomia della stessa zona ha trovato una situazione quasi impeccabile, a dimostrazione che operare nel rispetto delle regole è possibile. Un contrasto che rende ancora più grave la condotta del primo locale, un vero e proprio attentato alla salute pubblica e alla dignità del lavoro.



