Di giorno, era un insospettabile commerciante di scarpe. Di notte, secondo la Procura Distrettuale Antimafia, era il nuovo capo del mandamento mafioso della Noce. È attorno alla figura di Giuseppe Romagnolo e alla sua presunta ascesa al potere che si è consumata una guerra interna a Cosa Nostra, una faida tra vecchi boss e nuove leve che ora è stata messa nero su bianco nell’avviso di conclusione delle indagini che coinvolge 27 persone.
La storia di questa guerra silenziosa inizia nel 2022. I blitz dei Carabinieri decapitano i vertici storici del mandamento Noce-Cruillas. Si crea un vuoto di potere. E mentre i boss sono in carcere, nelle gerarchie della famiglia si fa strada lui, Romagnolo, un uomo fino a quel momento “riservato” e lontano dai riflettori.
Ma il passato, in Cosa Nostra, torna sempre a bussare. Dalle porte del carcere escono due “leoni” della vecchia guardia, Renzo Lo Nigro e Carlo Castagna. Tornano sul loro territorio aspettandosi di riprendere lo scettro che era stato loro, ma trovano un nuovo re sul trono. Un re che non riconoscono. Nei loro dialoghi intercettati, la nuova leadership viene liquidata con disprezzo: sono “cose inutili”.
La spaccatura è immediata e profonda. Lo Nigro e Castagna, secondo gli inquirenti, non ci stanno. Iniziano ad agire in proprio, formando una fazione ribelle. Avviano un’attività criminale parallela, fatta di spaccio di droga, estorsioni e risoluzione di controversie, sfidando apertamente l’autorità del nuovo capo. Si avvalgono persino di presunti “infiltrati” nel gruppo avversario per essere sempre un passo avanti.
Ma per fare la guerra serve il denaro, e per gestire il denaro servono professionisti. Ed è qui che nell’inchiesta spunta un nome eccellente: quello del notaio Sergio Tripodo, già noto alle cronache per altre vicende. L’accusa è di aver aiutato il boss Lo Nigro a “ripulire” l’acquisto di un immobile, redigendo un atto che ne nascondeva la vera proprietà. Un tassello che mostra come la forza dei “vecchi” boss si basasse anche su una rete di insospettabili colletti bianchi.
Oggi, questa guerra di mafia è giunta al capolinea. L’indagine della Squadra Mobile e del pm Giovanni Antoci ha chiuso il cerchio. Il “re di scarpe”, i “vecchi leoni”, i loro soldati e i loro presunti complici in giacca e cravatta sono tutti nello stesso fascicolo. La Procura ha terminato il suo lavoro. La prossima battaglia, per tutti loro, si combatterà nell’aula di un tribunale.



