La chiamano la “strada killer”, un nastro d’asfalto che si snoda tra Niscemi e Gela. Un nome che, purtroppo, oggi ha confermato ancora una volta la sua tragica fama. Matteo Cannizzo, un ragazzo di soli 22 anni, ha perso la vita questa mattina su quella strada, la Provinciale 11, dopo che l’auto che stava guidando è uscita di strada e si è ribaltata. Una tragedia che si consuma su un’arteria talmente pericolosa da essere stata, mesi fa, persino posta sotto sequestro dalla magistratura.
L’incidente è avvenuto in un attimo. Per cause ancora in corso di accertamento, la vettura condotta dal giovane ha perso aderenza, finendo la sua corsa fuori dalla carreggiata e ribaltandosi. L’impatto è stato devastante e per Matteo non c’è stato scampo.
Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, i Vigili del Fuoco e le forze dell’ordine, ma i soccorsi si sono rivelati purtroppo inutili.
La Procura di Gela ha immediatamente aperto un’inchiesta. Ma questa non è un’indagine come le altre. Si concentra su una strada che è essa stessa un’anomalia, un pericolo pubblico noto e certificato. Il sequestro probatorio disposto in passato era un atto fortissimo, un modo per la magistratura di dire: “questa strada è un corpo di reato, un pericolo che va fermato”.
La morte di Matteo Cannizzo riaccende così, nel modo più drammatico possibile, i riflettori su una questione mai risolta. Quella di un’infrastruttura fatiscente che continua a mietere vittime. Mentre una famiglia e un’intera comunità piangono la perdita di un ragazzo di 22 anni, resta l’amara consapevolezza di una tragedia forse annunciata, avvenuta su una strada che era già finita, da tempo, sul banco degli imputati.



