L’Affaire Dreyfus fu uno scandalo politico che si verificò durante la terza Repubblica francese.
Siamo alla fine del XIX secolo, fine ‘800 e l’Impero francese di Napoleone III era stato sconfitto dalla Prussia di Bismarck con la battaglia di Sedan (1970). Da quel momento nacque la terza repubblica di Francia (la prima repubblica si formò durante la Rivoluzione francese, la seconda dal 1848 al 1952). L’affare Dreyfus prende il nome dall’ufficiale delle forze armate Alfred Dreyfus (1852-1935) che era un ebreo alsaziano in servizio presso lo Stato maggiore.
L’accusa che venne mossa all’ufficiale fu quella di spionaggio che lo portò alla degradazione e all’arresto. L’accusa si fondava sul rinvenimento di una lettera anonima diretta all’addetto militare tedesco a Parigi e in questa lettere vi era il dettaglio che esprimeva l’invio di dati tecnici sull’artiglieria francese.
La condanna a Dreyfus lo portò allla deportazione a vita nell’Isola del Diavolo nel 1894.
L’accusa naturalmente risultò falsa e mossa da antisemitismo, quello stesso che aveva invaso lo spirito nazionalistico di fine ‘800 in Francia.
Nel 1894 infatti forze politiche socialiste e radicali guidate da Clemenceau e Jaurès si impegnarono per riaprire il caso e avviare una violenta campagna contro partiti nazionalisti, contro l’esercito accusandoli di razzismo e antisemitismo. Il caso Dreyfus si rieprì anche per spinta popolare grazie anche all’articolo su “Aurore” del letterato francese Émile Zola intitolato “J’accuse”.
Il ministero della guerra si oppose alla revisione del processo ma le indagini si riaprirono e mostrarono la falsità dei capi d’accusa al capitano degradato. Vi fu un mutamento tale da obbligare alle dimissioni il ministro della guerra e a Dreyfus fu annullata la pena nel 1899 fino all’assoluzione completa nel 1906. Divenne nuovamente uffucila dell’esercito fino a diventare Tenente colonnello. Parteciperà alla Prima guerra mondiale, nel 1919 e venne insignito dal titolo di Ufficiale della Legion d’onore. Morirà nel 1935.
Hannah Arendt, nella sua grande opera “L’origine del totalitarismo” del 1951 ne parla per descrivere l’antisemitismo diffuso in più parti nell’Europa del XIX secolo, indice di quello che sarà l’antisemitismo nazista in Germania.



